L’eruzione del vulcano Nyiragongo ha scatenato il panico tra la popolazione. La colata di lava si è però fermata prima di raggiungere la città di Goma.
Nella serata di sabato 22 maggio un fiume di lava è fuoriuscito dal cratere del vulcano Nyiragongo, nella Repubblica Democratica del Congo, seppellendo svariati edifici nel distretto di Buhene e seminando il panico tra la popolazione. Il bilancio – provvisorio – è di 15 morti, nove dei quali per un incidente automobilistico avvenuto durante la fuga di massa. La lava però si è fermata prima di raggiungere Goma, una città da 250mila abitanti che sorge ad appena 20 km di distanza dal cratere.
Il risveglio del vulcano Nyiragongo
Il monte Nyiragongo è uno degli otto vulcani che costituiscono la catena di Virunga, tutelata come area protetta con l’omonimo parco nazionale. Si trova nella Repubblica Democratica del Congo, non lontano dal confine col Ruanda. Sono suddivisi in tre gruppi: quello orientale e quello centrale sono spenti, mentre il gruppo più a ovest, formato dal Nyiragongo e dal suo gemello Nyamlagira, è ancora in attività.
Nello specifico, il vulcano Nyiragongo è uno dei più attivi del mondo ed è annoverato anche tra i più pericolosi, soprattutto per la sua particolare conformazione. Il suo cratere principale, situato a 3.470 metri di altitudine, contiene infatti un lago permanente di lava molto fluida che può colare rapidamente verso la vicina città di Goma.
Già nel gennaio del 1977 le pareti del cratere cedettero e la colata lavica provocò oltre 50 decessi. La città di Goma fu parzialmente distrutta dalla disastrosa eruzione del 2002, il cui bilancio arrivò a 250 morti e 120mila sfollati. Dario Tedesco, vulcanologo dell’università Luigi Vanvitelli (Caserta) che studia il vulcano Nyiragongo dagli anni Novanta, pochi mesi fa aveva fatto notare come il livello del lago si stesse alzando a un ritmo allarmante, rendendo molto probabile che la lava fondesse le pareti del cratere e si riversasse nella pianura sottostante.
Migliaia di persone hanno lasciato le loro case
Decine di migliaia gli abitanti della città di Goma che sono stati costretti a fuggire. L’Unicef parla di 5mila perone che hanno attraversato il confine con il Ruanda e almeno 25mila che sono state sfollate a Sakè, a circa 25 chilometri di distanza. Ora che la lava ha smesso di scorrere, molti stanno facendo ritorno alle loro case. Con il rischio però di trovarle danneggiate, senza acqua né elettricità.
UPDATE: The Nyiragongo volcano eruption appears to subside. Some of the Goma, DRC residents who had fled to Rwanda are returning home. Photo/RBA pic.twitter.com/qYS2DGM5RF
— The New Times (Rwanda) (@NewTimesRwanda) May 23, 2021
Preoccupano soprattutto le condizioni dei bambini: più di 150 sarebbero stati separati dalle loro famiglie e almeno 170 sarebbero dispersi, sostiene l’Unicef. I giornalisti di al Jazeera hanno raccolto le drammatiche testimonianze di alcune abitanti di Goma che hanno perso i contatti con i familiari e lamentano di essere state abbandonate a sé stesse dalle autorità.
Il presidente Donald Trump ha dato sempre più poteri all’Ice. Questo si è tradotto in retate anti-immigrazione molto violente e al di fuori della cornice legale.
Il presidente Donald Trump ha lanciato un grande piano di investimenti per impossessarsi del petrolio del Venezuela. Ma le aziende del settore non sono convinte.
Da fine dicembre in Iran sono esplose profonde proteste. La miccia è stata la crisi economica ma ora i manifestanti chiedono la fine del regime, che ha risposto con la violenza.
Un nuovo progetto idroelettrico sul fiume Chhujung rischia di stravolgere la vita degli indigeni Bhote-Lhomi Singsa del Nepal. Che si stanno battendo per fermarlo.
Il progetto era fortemente contestato da associazioni ambientaliste e comitati cittadini. Alla fine il Guggenheim di Bilbao ha fatto un passo indietro.
I trattori hanno invaso la capitale europea per protestare contro l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur. La ratifica è stata rinviata a gennaio.