Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
I governi di Roma e Londra hanno reso noto un accordo di partnership. La Cop 26 si terrà nel Regno Unito, mentre gli eventi preparatori in Italia.
La Cop 26, la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima prevista per la fine del 2020, non si terrà in Italia. Nonostante la candidatura del nostro paese, a spuntarla alla fine è stato il Regno Unito.
L’Italia e il Regno Unito hanno raggiunto un accordo di partenariato in vista della 26ma Conferenza delle Parti alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico #COP26 https://t.co/AJJBfmw8ci
— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi) 18 giugno 2019
Nonostante una petizione firmata da oltre 100mila persone, la diplomazia italiana non è dunque riuscita a raggiungere quella che sarebbe stata un’enorme opportunità per il nostro paese. Beppe Sala, sindaco di Milano – città che avrebbe dovuto ospitare l’evento – ha sottolineato a Lifegate.it che “la Cop 26 implica grandi investimenti”. E ha aggiunto che, in discussioni che risalgono ad alcuni mesi prima, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa gli aveva fatto presente che in lizza c’era anche la città di Napoli.
Tuttavia, come spiegato dalla presidenza del Consiglio dei ministri, Roma è Londra hanno raggiunto comunque un accordo di partnership. Se la Cop 26, infatti, sarà in terra inglese, l’Italia si incaricherà di organizzare gli eventi preparatori, a cominciare dalla cosiddetta “pre-Cop”. In particolare, è prevista un’iniziativa significativa: uno “Youth event” che coinvolgerà i giovani al fine di dare loro voce.
#Cop26, @SergioCosta_min: “Con Gran Bretagna per puntare su #giovani e rivoluzionare il paradigma #ambientale – https://t.co/3FVw8etLvT
— Ministero Ambiente (@minambienteIT) 18 giugno 2019
Il ministro Costa ha dichiarato che “il partenariato tra Italia e Regno Unito rappresenta un segnale forte di una collaborazione solida e consapevole su un tema, quello dei cambiamenti climatici, che richiede un cambio di paradigma e che occuperà la nostra agenda e quella delle generazioni future”.
Allo stesso modo, il ministro degli Esteri inglese Jeremy Hunt ha affermato che “attraverso un grande risultato delle nostre diplomazie, abbiamo concordato una proposta per una presidenza britannica della COP26 in partenariato con i nostri amici italiani. Insieme, attraverso il nostro costante impegno a lavorare insieme sul piano europeo e globale, costruiremo un futuro migliore per i nostri figli”.
Il governo italiano ha inoltre aggiungo che la collaborazione “costituirà il pilastro di una più ampia cooperazione strategica tra Italia e Regno Unito sul tema dei cambiamenti climatici, che si snoderà attraverso il Climate Action Summit delle Nazioni Unite nel prossimo settembre, la COP26 e le contemporanee presidenze, nel 2021, del G20 da parte italiana e del G7 da parte del Regno Unito
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
Sicilia, Sardegna e Calabria sono le tre regioni più colpite dalla tempesta Harry. Ingenti i danni, ma non ci sono state vittime.
Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.
Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, comprese quelle che si occupano di clima e ambiente.
Un novembre promettente, una prima parte di dicembre negativa, un recupero a Natale. La situazione della neve in Italia resta complessa.
Tra i mesi di ottobre 2024 e settembre 2025 la temperatura media nell’Artico è stata di 1,6 gradi centigradi più alta rispetto al periodo 1991-2020.
Uno studio spiega che, nella fase di “picco”, perderemo tra 2 e 4mila ghiacciai all’anno. Quelli delle Alpi tra i primi a scomparire.
Sulla base di un accordo del 2023, parte degli abitanti delle isole Tuvalu (che saranno sommerse dal Pacifico) potrà rifugiarsi in Australia.
Il servizio Copernicus ha pubblicato i dati relativi ai primi undici mesi del 2025: il riscaldamento climatico sfiorerà il record dello scorso anno.
