Paesi Bassi, saranno uccisi 10mila visoni forse positivi al coronavirus

Le autorità hanno deciso l’abbattimento degli animali dopo che due lavoratori hanno contratto il virus negli allevamenti.

Sappiamo che il nuovo coronavirus, responsabile della malattia Covid-19, è di origine animale e che ha effettuato il cosiddetto “salto di specie”, ovvero il passaggio da un animale all’altro, per giungere a noi. Il virus potrebbe già essersi spostato ad altre specie, come è accaduto ad esempio alla tigre malese detenuta nello zoo del Bronx, infettata da un impiegato della struttura. Il virus potrebbe aver ora infettato alcuni visoni americani (Neovison vison) presenti in dieci allevamenti olandesi, dove gli animali vengono allevati per la loro pelliccia, per questo le autorità hanno deciso di uccidere migliaia di mustelidi.

Primo piano di un visone
Cina, Danimarca e Polonia sono i maggiori allevatori mondiali di visoni, con 60 milioni di animali uccisi ogni anno © Pixabay

Un possibile focolaio di Covid-19 negli allevamenti di visoni

La scorsa settimana, secondo quanto riferito dalla Netherlands food and consumer product safety authority, il governo ha ordinato l’abbattimento di 10mila visoni, temendo che gli allevamenti colpiti potessero fungere da focolaio della malattia e che gli animali potessero trasmetterla all’uomo. Il provvedimento è stato preso dopo che due dipendenti di un allevamento si sono ammalati a maggio, avrebbero contratto il virus dai visoni (a loro volta precedentemente infettati dal personale della struttura) e sarebbero, ad oggi, gli unici casi accertati di contagio da animale a uomo dall’inizio della pandemia.

Lo scorso 6 giugno sono stati abbattuti i primi 1.500 visoni in un allevamento di Deurne, nel sud dei Paesi Bassi. Gli animali, femmine con i propri piccoli, sono stati rinchiusi in camere a gas e uccisi per asfissia da monossido di carbonio. Entro la fine della settimana i 10mila visoni, ospitati in dieci diversi allevamenti, saranno uccisi.

Un motivo in più per chiudere gli allevamenti

Il destino di questi animali è triste, ma non più triste di quella che sarebbe stata la loro “vita”. Sarebbero infatti stati allevati in terribili condizioni per essere poi comunque uccisi, o col gas o tramite elettrocuzione, per divenire capi di abbigliamento di lusso per ricche signore. Sarebbe opportuno che quanto sta accadendo in Olanda possa contribuire a far cessare immediatamente questo anacronistico commercio. Se non per le inutili sofferenze inflitte agli animali, quantomeno per l’evidente rischio di zoonosi ed epidemie legato agli allevamenti.

“È solo un altro esempio dei rischi di una stretta interazione tra animali selvatici e persone – ha affermato Jan Schmidt-Burbach, responsabile della ricerca sulla fauna selvatica della ong World animal protection -. Se la Covid-19 è passata tra umani e visoni, mostra quanto possano essere pericolosi gli allevamenti di pellicce. Non solo facilitano potenzialmente l’emergere di malattie infettive, ma svolgono anche un ruolo nel diffonderlo ulteriormente. La sofferenza degli animali coinvolti peggiora le cose, poiché le condizioni anguste e stressanti indeboliscono il loro sistema immunitario, creando una tempesta perfetta per far prosperare le malattie”.

 

Contaminazione non ancora dimostrata

L’effettiva contaminazione dei due dipendenti degli allevamenti da parte dei visoni è plausibile ma non è ancora stata dimostrata. L’Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie) ha riferito che, in base ai dati, la trasmissione da animale a uomo è “probabile”. Il ministro olandese dell’Agricoltura, Carola Schouten, ha affermato che l’Istituto olandese per la sanità pubblica ritiene ancora minima la possibilità di trasmissione al di fuori degli allevamenti.

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