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Le nuove norme mirano a limitare la pesca illegale, restaurare le popolazioni ittiche e proteggere la pesca su piccola scala.
Cuba, in virtù della sua posizione geografica e della peculiare conformazione dei suoi fondali, caratterizzati da vaste e incontaminate barriere coralline, ospita una straordinaria varietà di animali marini. Per tutelare questo patrimonio naturale e una risorsa preziosa come la pesca, lo stato caraibico ha recentemente annunciato una riforma delle sue leggi sulla pesca, per “aderire ai codici e alle convenzioni internazionali di pesca responsabile”, ha spiegato il mese scorso Iris Quiñones, ministro dell’Industria alimentare (Minal).
Il nuovo disegno di legge, presentato lo scorso marzo, rappresenta la più grande revisione delle leggi sulla pesca cubane da oltre venti anni e un passo importante per la conservazione di alcuni dei più importanti ecosistemi marini del mondo. Le riforme mirano a limitare la pesca illegale, restaurare le popolazioni ittiche e proteggere la pesca su piccola scala, incrementando le attività scientifiche che consentiranno di valutare con più accuratezza lo stato di salute delle varie specie.
È stata inoltre stabilita la separazione tra pesca sportiva e pesca ricreativa ed è stata conferita al Minal la gestione delle risorse ittiche. “Siamo di fronte a una legge migliorata che incorpora elementi interessanti in linea con le normative internazionali e la gestione e la protezione delle risorse alieutiche”, ha commentato Rafael Perez, delegato di Scienza, tecnologia e ambiente della provincia di Ciego de Avila.
Cuba, come detto, ospita alcuni degli ecosistemi marini meglio conservati al mondo. Tuttavia negli ultimi anni numerose specie, tra cui la cernia, hanno subito un notevole declino delle popolazioni. “Quasi l’80 per cento degli stock ittici è in condizioni critiche – ha dichiarato al Guardian Jorge Angulo Valdes, biologo marino cubano dell’università della Florida. – La vecchia legge non considerava il settore privato e non funzionava”.
Poiché Cuba e Stati Uniti condividono lo stesso oceano è necessario collaborare, anteponendo le necessità di conservazione alle schermaglie politiche. “Se non collaboriamo non riusciremo mai ad avere il quadro completo della situazione – ha affermato Valdes. – La scienza deve continuare a trascendere dalle pressioni politiche. Trump sta facendo di tutto per chiudere le porte alla collaborazione. Cuba sta facendo di tutto per mantenere aperte quelle porte”. La cooperazione è vitale per gli interessi di entrambi i paesi, divisi da appena 140 chilometri di acqua. Le acque cubane, ad esempio, forniscono siti di riproduzione per le specie commercialmente importanti negli Stati Uniti, come dentici e cernie.
Dopo che l’ex presidente Usa Barack Obama aveva riaperto le relazioni con Cuba, e i due paesi avevano siglato importanti accordi per preservare gli ecosistemi marini, Donald Trump lo scorso aprile ha fatto un passo indietro, decidendo di imporre nuove limitazioni ai viaggi e ai trasferimenti di denaro tra le due nazioni. Tali limitazioni hanno ripercussioni anche sul mondo scientifico, Patricia González, direttrice del Centro per la ricerca marina dell’università dell’Avana, ha riferito all’agenzia di stampa Associated Press che agli scienziati cubani sono stati concessi meno visti per viaggiare negli Stati Uniti e che, d’altro canto, le loro controparti americane sono preoccupate di recarsi a Cuba, temendo ritorsioni.
“Le riforme alle leggi sulla pesca sono importanti per il popolo di Cuba e rappresentano un passo significativo negli sforzi internazionali volti a preservare alcune delle più importanti barriere coralline del mondo e numerose specie marine, come squali e razze”, ha affermato Dan Whittle, direttore per i Caraibi dello statunitense Environment defence fund (Edf).
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