Il governo della Spagna continua a distinguersi nell’approccio all’immigrazione, sposando la politica delle porte aperte. E le destre insorgono.
Barack Obama è sbarcato all’Avana 88 anni dopo l’ultimo viaggio di un presidente americano a Cuba. Ecco come tutto ha avuto inizio.
Domenica 20 marzo, alle 16:18 ora locale, il presidente degli Stati Uniti e la sua famiglia sono atterrati all’Avana, capitale di Cuba, cominciando la loro visita ufficiale. Un fatto storico. Una notizia che, soltanto con questi pochi dettagli, si potrebbe definire “del secolo”. È la prima volta dopo 88 anni, infatti, che un presidente americano visita Cuba. Prima di Obama, fu Calvin Coolidge che sbarcò all’Avana il 16 gennaio 1928 per presenziare ai lavori della sesta conferenza panamericana. Quando Cuba non era ancora comunista.
¿Que bolá Cuba? Just touched down here, looking forward to meeting and hearing directly from the Cuban people.
— President Obama (@POTUS) 20 marzo 2016
Questa volta, invece, il presidente degli Stati Uniti in carica ha deciso di visitare l’isola “rossa” nel solco tracciato da quella che è ormai nota – grazie a un articolo di Jeffrey Goldberg sul numero di aprile dell’Atlantic – come la “dottrina Obama”. Il presidente ha basato parte della sua politica estera cercando di capire perché gli avversari storici degli Stati Uniti sono rimasti tali nel corso dei decenni e provando a infrangere questo stereotipo. Cuba, dunque, è solo l’ultima tappa di un percorso che ha conosciuto anche l’accordo sul nucleare con l’Iran che, adesso, sembra quasi un traguardo piccolo a confronto.
Il viaggio di Obama rappresenta l’apice di un riavvicinamento cominciato il 17 dicembre 2014 grazie a un discorso che ha messo fine al silenzio iniziato nel 1962 con l’embargo – tutt’ora in vigore – imposto da John Fitzgerald Kennedy in seguito alla crisi dei missili. Proseguito con la riapertura delle rispettive ambasciate e con il primo accordo per la protezione dell’ambiente basato sulla salvaguardia degli ecosistemi marini.
Il disgelo, secondo quanto raccontato da Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale e inviato segreto degli Usa a Cuba, è cominciato durante il giorno dei funerali di Nelson Mandela, ex presidente del Sudafrica e uno dei miti, degli eroi di Obama. Nel dicembre del 2013 erano sei mesi che i negoziati segreti con i cubani andavano avanti e “fino a quel momento non avevano portato da nessuna parte”, ha dichiarato Rhodes in un’intervista a Goldberg. “Si parlava principalmente del desiderio di scarcerare diversi cubani detenuti negli Stati Uniti e in Florida e del nostro desiderio di riportare Alan Gross a casa, ma noi volevamo qualcosa di più. Volevamo che lo scambio di prigionieri fosse un punto di partenza di un cambiamento delle relazioni”.
I funerali di Mandela sono stati l’occasione per avviare il cambiamento sperato. Tra i tanti leader presenti alla cerimonia c’era anche il presidente cubano Raul Castro. E Obama ha pensato di cogliere l’occasione per stringergli la mano vista l’importanza storica che lui, il fratello Fidel, Cuba e i cubani hanno avuto nel supportare politicamente, ma anche militarmente, il partito di Mandela, l’African nation congress, durante e dopo il periodo dell’apartheid, della segregazione razziale dei bianchi ai danni della popolazione nera.
Quel momento unito al buon senso che lo ha sempre caratterizzato e alla voglia di ricordare degnamente una delle persone che hanno fatto di lui l’uomo che tutti conosciamo hanno portato alla decisione di Obama, per evitare incidenti diplomatici, di stringere la mano a Raul Castro: questo è il momento che nei libri di storia verrà ricordato come l’episodio che ha riportato un presidente degli Stati Uniti a Cuba dopo 88 anni.
Il programma della visita di Obama prevede l’incontro con il presidente cubano nella giornata di lunedì 21 marzo seguito da una conferenza stampa congiunta. Un discorso al Gran teatro de La Habana “Alicia Alonso” seguito da un incontro con alcuni dissidenti e, nella giornata di marterdì 22 marzo, la partecipazione alla partita amichevole di baseball tra la nazionale cubana e la squadra americana dei Tampa Bay Rays. Dopo Cuba, il viaggio di Obama in America Latina proseguirà in Argentina.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Il governo della Spagna continua a distinguersi nell’approccio all’immigrazione, sposando la politica delle porte aperte. E le destre insorgono.
Il presidente Donald Trump ha dato sempre più poteri all’Ice. Questo si è tradotto in retate anti-immigrazione molto violente e al di fuori della cornice legale.
Il presidente Donald Trump ha lanciato un grande piano di investimenti per impossessarsi del petrolio del Venezuela. Ma le aziende del settore non sono convinte.
Da fine dicembre in Iran sono esplose profonde proteste. La miccia è stata la crisi economica ma ora i manifestanti chiedono la fine del regime, che ha risposto con la violenza.
Il Belgio è uno dei paesi più esposti ai cambiamenti climatici. Le dune-diga sono una soluzione per fermare l’innalzamento dei mari.
Un nuovo progetto idroelettrico sul fiume Chhujung rischia di stravolgere la vita degli indigeni Bhote-Lhomi Singsa del Nepal. Che si stanno battendo per fermarlo.
I querelanti vivono nell’isola di Pari, flagellata dalle inondazioni dovute all’innalzamento del livello dei mari. La Holcim è stata denunciata per le sue emissioni di CO2.
Il progetto era fortemente contestato da associazioni ambientaliste e comitati cittadini. Alla fine il Guggenheim di Bilbao ha fatto un passo indietro.
I trattori hanno invaso la capitale europea per protestare contro l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur. La ratifica è stata rinviata a gennaio.

