Gabriele Del Grande in arresto in Turchia dal 10 aprile, dalla famiglia appello al governo

Il giornalista italiano Gabriele Del Grande è stato arrestato dalla polizia turca mentre si trovava in una zona vietata, vicino alla Siria. La famiglia al governo: “Siamo angosciati, aiutateci”.

Tutta Italia si mobilita per la liberazione di Gabriele Del Grande, il giornalista e documentarista indipendente italiano arrestato in Turchia lo scorso 10 aprile con la sola accusa di essersi addentrato in una zona inaccessibile agli stranieri, la provincia sudorientale di Hatay, al confine con la Siria. Da allora, nonostante le iniziali rassicurazioni turche sul fatto che Del Grande sarebbe stato rilasciato in tempi rapidi, il giornalista solamente ieri per la prima volta ha potuto comunicare via telefono con la famiglia, svelando anche il luogo in cui è stato trasferito, fatto che non era stato mai comunicato dalle autorità turche, e annunciando l’inizio di uno sciopero della fame.

Del Grande è in isolamento sta facendo lo sciopero della fame

Ecco le sue parole, nel corso della telefonata del 18 aprile alle 14.30:

“Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mogia. sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato, la ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi é stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati è moli diritti”.

 

L’angoscia della famiglia

La famiglia, nell’occasione, ha anche scritto una lettera aperta al governo e in particolare al ministro degli Esteri Angelino Alfano, letta pubblicamente in Senato dall’attore Valerio Mastandrea, amico di Gabriele:

“Era il 10 aprile quando Gabriele Del Grande scriveva dl nascosto alla sua compagna di essere stato fermato in Turchia dalla polizia e di non preoccuparsi, perché stava bene, si trovava all’ufficio Immigrazione e sarebbe stato espulso dal Paese il giovedì successivo. Gli avevano tolto le sue cose e il telefono. Por questo non avrebbe potuto richiamarla nei giorni seguenti. Abbiamo allertato immediatamente tutte le autorità competenti, la Farnesina, il Consolato di Smirne, l’Ambasciata di Ankara, il ministro Alfano che proprio quel giorno si trovava a Lucca al G7. E abbiamo atteso. Atteso informazioni, atteso conferme, atteso notizie, atteso un nuovo colloquio. Siamo stati tutti con il fiato sospeso. fino a quel fatidico giovedì 13/04.

Le ore sono passate, il silenzio si è fatto sempre pia pesante, Di Gabriele nessuna traccia. Dopo quel giorno le autorità italiane hanno lavorato ancora in maniera assidua per cercare di ottenere un contatto con Gabriele e per cercare do capire tempi e modo del rilascio. Ma è passato il referendum in Turchia, sono passate le feste di Pasqua, una Pasqua la cui angoscia rimarrà per sempre incisa nella storia di questa famiglia. Ieri, a 8 giorni dal fermo, senza sapere dove si trovasse e quali fossero le sue condizioni di salute, lui è riuscito a chiamare nuovamente la sua compagna. la sua voce è arrivata come un grido disperato di aiuto, la sua frustrazione era palpabile per il fallo dl trovarsi in uno stato di privazione della sua libertà e dei suoi diritti senza essere accusato di nessun reato penale. Gabriele ha potuto dirci la sua verità, con la sua voce. Gabriele ad oggi si trova in isolamento permanente e viene continuamente interrogato in quanto il motivo dell’ancora mancato rilascio pare sia da attribuire al suo lavoro di scrittore. Gabriele non è mai stato informato del fatto che lo stavamo cercando e che abbiamo fatto di tutto per metterci in contatto con lui, e si è sentito abbandonato. Di fatto lui là dentro è solo, non ha voce. Da ieri ha annunciato che inizierà uno sciopero della fame e ha chiesto di mobilitarci tutti al suo fianco. Tutta la stampa e varie associazioni stanno facendo il possibile perché si mantenga viva l’attenzione sulla vicenda.

Ma questo non basta. Chiediamo al ministro Alfano ai parlamentari e ad ogni rappresentante del popolo italiano di mobilitarsi con noi, di fare tutto quello che è in loro potere per riportare Gabriele a casa dalla sua famiglia, dai suoi bambini. Chiediamo di pensare se al posto di Gabriele ci fosse un vostro figlio, un vostro fratello, compagno, sareste disposti a fargli subire una tale angheria? Noi contiamo su di voi, in qualità di nostri rappresentanti. Noi contiamo sulla Vostra volontà di intervenire perché questa brutta vicenda possa risolversi al più presto.  Noi contiamo su di Voi”.

Elisabetta, Elena e Serena, sorelle di Gabriele
Alexandra compagna di Gabriele
Sara e Massimo, genitori

L’appello al governo

Il governo finora in qualche modo si è mosso: la Farnesina ha fatto una richiesta ufficiale alla Turchia di rilasciare Del Grande. Ma il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani del Senato, ha spiegato che il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele Del Grande, sono andati nel carcere dov’é detenuto il giornalista italiano, ma le autorità turche gli hanno impedito di vederlo. Intanto l’associazione A buon diritto, di cui lo stesso Manconi è presidente, ha lanciato un proprio appello al Parlamento e al Governo Italiano, scrivendo che “è necessario che le massime istituzioni del Paese si attivino con urgenza nei confronti delle autorità turche per garantire la tutela dei diritti di un proprio cittadino, nonché di un professionista di altissimo spessore e valore civile. Chiediamo che Gabriele torni quanto prima libero e possa riacquistare i suoi diritti di cittadino e giornalista”. Per aderire alla campagna, che ha già dei firmatati eccellenti come Concita De Gregorio, Valerio Mastrandrea, Andrea Segre e il regista Daniele Vicari, si può scrivere a: [email protected]

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