Investimenti sostenibili

Centinaia di bambine indiane ora vanno a scuola, grazie a un nuovo strumento finanziario

Il primo development impact bond ha avuto successo su due fronti: ha sostenuto un progetto educativo in India e al tempo stesso ha creato dei profitti.

Se ha la possibilità di frequentare la scuola, una ragazza nata in un paese in via di sviluppo entra a contatto con il mondo esterno, è meno a rischio di diventare una sposa bambina, acquisisce competenze e magari, quando sarà più grande, riuscirà a conquistare una sua indipendenza economica. Non stupisce, dunque, che in un paese come l’India esista un’organizzazione no profit che cerca di mandare le ragazze a scuola e che dall’altra parte del mondo ci siano dei filantropi ben felici di finanziare il suo lavoro. La grande novità, fa notare l’Economist, è il canale con cui questi due soggetti si possono incontrare. Uno strumento che si chiama development impact bond.

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Cos’è e come funziona un development impact bond

Develpoment impact bond è il nome di un nuovo strumento finanziario che serve per trovare fondi per lo sviluppo sostenibile. Il modello è stato messo a punto da due organizzazioni senza scopo di lucro, il Center for Global Development di Washington e la londinese Social Finance.

Come funziona? Un istituto finanziario fornisce a un’organizzazione no profit il capitale iniziale da impiegare per un progetto sociale che si pone determinati obiettivi. Se un arbitro neutrale decreta che questi obiettivi sono stati raggiunti, l’investitore viene risarcito da un donatore, che può essere un filantropo oppure il governo del paese ospitante. Se le cose vanno particolarmente bene intasca anche un bonus. Se invece il progetto fallisce, l’investitore perde (del tutto o in parte) il suo denaro.

Il meccanismo dunque richiama quello delle comuni obbligazioni (bond), con alcune differenze. Innanzitutto, il capitale iniziale viene restituito soltanto a certe condizioni, mentre chi investe in obbligazioni è certo di riaverlo indietro, a patto che l’emittente non fallisca. Inoltre, le parti in causa sono tre (emittente, investitore e donatore) e non più due (emittente e investitore).

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È qualcosa di diverso e più complesso – sottolinea l’Economist – anche dalla modalità con cui normalmente le no profit si relazionano con i loro sostenitori. Nella maggior parte dei casi, infatti, viene erogata una donazione a fronte dell’impegno a spenderla seguendo un piano prestabilito. L’unico modo per assicurarsi che sia andato tutto per il verso giusto è quello di stabilire a monte una serie di indicatori (ad esempio il numero di bambini vaccinati in un paese in via di sviluppo). Ma non è sempre così facile assicurarsi che ci siano stati dei reali progressi in termini di sviluppo sostenibile.

development impact bond
Il primo development impact bond è stato usato per sostenere un progetto educativo rivolto alle bambine in India © Nikhita S / Unsplash

768 ragazze indiane hanno iniziato a frequentare la scuola

Il primo development impact bond è stato lanciato nel 2015 da Ubs Optimus Foundation e ha un valore di 270mila dollari. La ong beneficiaria si chiama Educate Girls e opera nel Rajasthan, una regione dell’India settentrionale, ai confini col Pakistan.

I risultati del triennio di attività sono stati presentati lo scorso 13 luglio dal centro di ricerca Brookings Institution e sono più che positivi. Visitando i villaggi di casa in casa, la ong ha identificato 837 ragazze, di età compresa tra i 7 e i 14 anni, che non erano iscritte a scuola. In questi tre anni è riuscita a fare in modo che 768 di loro frequentassero i corsi. La percentuale dunque è pari al 92 per cento del totale: era stato stabilito un obiettivo iniziale, ma è stato raggiunto e addirittura superato di 16 punti percentuali.

L’altro obiettivo da raggiungere era di carattere qualitativo e riguardava le competenze acquisite dalle ragazze. Per misurarle è stato somministrato il test Aser su tre materie (hindi, inglese e matematica), prima e dopo l’intervento educativo dell’ong, sia alle studentesse coinvolte dal programma sia a un gruppo di controllo costituito da ragazzi dei villaggi vicini. L’esito? È stato raggiunto il 160 per cento dell’obiettivo di apprendimento prefissato. Nell’anno conclusivo del progetto i progressi delle studentesse sono stati migliori del 79 per cento rispetto a quelli dei loro coetanei (in pratica, è come se avessero frequentato un anno in più di lezioni).

Una vittoria per la ong, per le ragazze indiane e anche per l’investitore, UBS Optimus Foundation, che ora verrà risarcito del suo capitale iniziale dalla Children’s Investment Fund Foundation, guadagnando anche un tasso di rendimento interno del 15 per cento. Parte di questo bonus verrà elargito a Educate Girls, il resto sarà reinvestito nei programmi di UBS Optimus Foundation.

Questo progetto, che pure è stato parecchio complesso da organizzare e gestire, voleva essere il banco di prova in vista di ulteriori sviluppi su una scala ancora più vasta. Come fa sapere Educate Girls tramite una nota, i bambini che hanno bisogno di un supporto educativo sono 7.300, in 166 scuole distribuite in 140 villaggi.

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Mumbai. Alcune ballerine sul set di un video volto a promuovere la conoscenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite © Veronique de Viguerie/Getty Images

Per lo sviluppo sostenibile servono migliaia di miliardi

Come ricorda Bloomberg, lo sviluppo sostenibile ha una gran sete di strumenti finanziari innovativi e soprattutto efficaci. I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs) fissati dall’Onu per il 2030 sono in grado di cambiare il futuro del nostro Pianeta, ma proprio per questo sono anche incredibilmente costosi. Secondo le stime della Banca mondiale, per raggiungerli servono 3.900 miliardi di dollari di investimenti ogni anno, da qui al 2030.

Foto in apertura © Thomas Young / Unsplash

 

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