Investimenti sostenibili

Earth day: investire nell’educazione, anche dall’altro lato del Pianeta, è un gioco da ragazzi

Con i nostri risparmi possiamo fare qualcosa di concreto per l’educazione, l’ambiente, lo sviluppo. Ne è un esempio questa storia brasiliana in occasione dell’Earth day.

Si avvicina la Giornata della Terra (Earth day), che ogni 22 aprile celebra la grande ricchezza del Pianeta e ci ricorda quanto sia importante proteggerla. Quest’anno, la manifestazione globale è incentrata sull’educazione sui temi ambientali, che – affermano i promotori – è il presupposto irrinunciabile per il progresso. Queste tematiche, a volte, possono sembrare un po’ astratte e possiamo sentirci impotenti. Ma in realtà ciascuno di noi può fare molto, anche scegliendo dove devono andare a finire i propri risparmi.

L’impatto ambientale e sociale dei nostri investimenti

Se custodiamo i nostri soldi in un conto corrente, dobbiamo rassegnarci al fatto che in realtà non saranno mai fermi. La banca, infatti, custodisce ed eroga denaro allo stesso tempo e non ci dà modo di sapere come lo impiega. Chi ha messo da parte un po’ di risparmi e decide di investirli, invece, ha molte più possibilità di scegliere. Può scegliere di rischiare molto, di avere rendimenti un po’ più bassi ma stabili e sicuri… e anche di dimostrarsi responsabile nei confronti dell’ambiente e della società. L’approccio più semplice è quello delle esclusioni, con cui si tagliano fuori settori “a rischio” come armi, tabacco, pornografia. La strada più innovativa, invece, è quella dell’impact investing, vale a dire degli investimenti che hanno sia un ritorno finanziario sia un impatto positivo sull’ambiente e la società. Ciò significa investire direttamente in energie rinnovabili, salute, educazione, microcredito e così via. Un esempio concreto è stato raccontato al Salone del risparmio di Milano, quando è stato presentato il report d’impatto di Investimenti Sostenibili LifeGate, il primo fondo a impatto quotato alla Borsa Italiana.

Come sostenere l’educazione dall’altra parte del mondo

Nel lungo elenco di soggetti finanziati dal fondo c’è Facultade Maurício de Nassau, una delle prime realtà private in Brasile nel ramo dell’educazione. Sono oltre 163mila gli studenti iscritti alle sue lauree triennali, magistrali o ai suoi corsi post-lauream, che si tengono sia online sia in aula, in oltre 25 città diverse. Grazie a un finanziamento di 40 milioni di dollari in sette anni concesso da Ifc, istituto che dipende dalla Banca Mondiale, Facultade Maurício de Nassau costruirà due nuovi campus nelle città di Aracaju e Fortaleza, oltre a rinnovare il campus già esistente.

Se il Brasile vuole fare concreti passi avanti in termine di progresso e competitività, l’accesso all’educazione post-secondaria – si legge nel comunicato con cui Ifc annuncia l’operazione – è uno dei punti-chiave su cui lavorare. Al momento infatti è fermo al 32 per cento il cosiddetto Ger per l’educazione secondaria (Gross Enrolment Ratio, il rapporto tra chi si è iscritto a un percorso formativo e il totale della popolazione della stessa fascia d’età). Si tratta di una delle percentuali più basse in tutta l’America Latina. Argentina, Cile e Uruguay per esempio superano il 60 per cento. Per questo, Ifc negli ultimi cinque anni ha stanziato oltre 200 milioni di dollari per vari progetti educativi in Brasile.

Come si scelgono gli investimenti sostenibili

Chi non è del settore, probabilmente, a questo punto si chiederà una cosa. Dal momento in cui si investono i propri risparmi in un fondo sostenibile, come si arriva a un’università brasiliana? Tutto parte da Ifc (International finance corporation), il braccio privato della Banca Mondiale, che emette (e garantisce col suo bilancio) un social bond che raccoglie capitali per finanziare diverse realtà nei Paesi emergenti. Realtà che si occupano di agricoltura sostenibile, cure sanitarie o medicinali per persone a basso reddito, o ancora micro-imprese, prevalentemente gestite da donne. Il finanziamento da parte del social bond può essere diretto oppure passare attraverso degli intermediari.

A quel punto interviene Mainstreet Partners, che ha il compito di analizzare il funzionamento dei vari social bond sul mercato e accertarsi del fatto che i progetti finanziati siano realmente sostenibili. Passare per un filtro noto e prestigioso come Ifc da un lato è una garanzia, perché l’istituto elabora innumerevoli documenti sui progetti finanziati, dall’altro lato consente di intercettare anche realtà molto piccole. Mainstreet Partners raccoglie poi tutte le informazioni in un dossier da presentare alla società di gestione del fondo, che valuta se il rapporto tra rischio e rendimento sia adeguato. A questo punto, il gioco è fatto: il risparmiatore è certo di non aver involontariamente finanziato qualcosa di contrario ai suoi principi e le realtà beneficiarie hanno fondi per portare avanti i loro progetti.

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