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Uno studio condotto da Io Sustainability e Babson College svela quanto vale fare una buona Csr. Aumento degli investimenti e della produttività in primis.
Project Roi, così il nome dello studio commissionato da Verizon e Campbell Soup, e realizzato da Io Sustainability e Babson College, che ha calcolato quato i programmi di Corporate social responsibility (Responsabilità sociale d’impresa), non solo abbiano degli impatti positivi sulle vendite, ma siano in grado di aumentare l’interesse da parte degli azionisti e incrementare la produttività dei dipendenti.
I risultati sono stati raggiunti grazie alla raccolta dei dati provenienti da diverse ricerche e altri programmi di Csr, così da delineare delle linee guida che possono essere utilizzate dalle aziende. La ricerca infatti rende noti i rendimenti potenziali che si possono raggiungere facendo Csr, fornendo allo stesso tempo una tabella di marcia per migliorare il proprio valore.
Prima di tutto la Responsabilità sociale d’impresa è capace di far crescere e proteggere la reputazione e il marchio dell’azienda, potenzialmente fino all’11 per cento del valore totale del gruppo. In un periodo medio-lungo (15 anni), l’aumento del valore degli azionisti, per aziende con programmi di Csr efficiaci, si aggira intorno a 1,28 miliardi di dollari, mentre la produttività dei dipendenti risulta aumentare in certi casi anche del 13 per cento. Addirittura si è calcolato che a fronte di una potenziale perdita di fatturato, i dipendenti sarebbero disposti a decurtare lo stipendio di circa il 5 per cento.
Secondo il Reputation Institute, organo che valuta la Csr delle maggiori compagnie a livello globale, ad oggi è Google a guidare la classifica dei gruppi con il valore più elevato di Responsabilità sociale d’impresa. Seguono Microsoft, Walt Disney e Bmw, mentre dentro i primo 10 posti, si trovano Apple, Lego, Volkswagen, Intel, Rolex e Daimler.
Il che dimostra che non basta tanto fare Csr, ma bisogna farla bene ed essere in grado di renderla trasparente e disponibile per il mercato.
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