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L’Ispra, grazie alle fototrappole, ha documentato la presenza invernale del raro pinnipede nell’isola siciliana.
Fino alla metà degli anni Settanta la foca monaca mediterranea (Monachus monachus) nuotava libera in molte aree del Mar Mediterraneo, comprese le acque che circondano le isole Egadi, in Sicilia. Gli avvistamenti di questi mammiferi marini si sono però gradualmente affievoliti, a causa del degrado degli habitat costieri e del sovra sfruttamento degli stock ittici, fino a sancire l’estinzione della specie in Italia. Tuttavia, dalla fine degli anni Novanta, alcune sporadiche segnalazioni di avvistamenti hanno riacceso la speranza.
Le segnalazioni, validate dall’Ispra, hanno assunto una consistenza sempre maggiore, in particolare nell’arcipelago egadino. Proprio per confermare la presenza e la durata della frequentazione di esemplari di foca monaca nelle Isole Egadi, l’Ispra, in collaborazione con l’Area marina protetta Isole Egadi (Amp), ha avviato nel 2011 un progetto di monitoraggio.
Grazie all’installazione di nove fototrappole i ricercatori hanno documentato, per il terzo anno di seguito, la frequentazione durante il periodo invernale di un esemplare di foca monaca nell’arcipelago. In questo caso l’elusivo pinnipede, la specie più rara e minacciata a livello comunitario, è stato fotografato sull’isola di Favignana, isola principale dell’arcipelago.
Leggi anche: La foca monaca è tornata a nuotare nelle nostre acque
Le fototrappole, posizionate in alcune grotte sommerse e semi-sommerse delle isole di Marettimo, Favignana e Levanzo, hanno confermato la frequentazione dell’arcipelago da parte della specie, l’ultimo avvistamento risale a dicembre 2017. In particolare, hanno fatto sapere i ricercatori dell’Area marina protetta Isole Egadi, è stato dimostrato l’uso da parte della foca di una grotta sull’isola di Marettimo durante l’autunno 2011 e la primavera 2012. Gli animali avrebbero usato queste aree costiere come siti di riposo nel periodo invernale per tre anni consecutivi, dal 2016 ad oggi.
Attualmente la frequentazione delle nostre coste da parte della foca monaca è sporadica ma, un giorno, queste splendide creature potrebbero tornare stabilirvisi. Gli individui fotografati tra il 2011 e il 2017 sono con quasi certezza due esemplari diversi e presumibilmente femmine adulte, “vista la taglia, la colorazione del pelame e la cospicua presenza di cicatrici sul corpo degli esemplari fotografati”. La presenza di cicatrici sarebbe un segnale incoraggiante perché sono solitamente indicative di tentativi di accoppiamento.
Si stima che, tra Italia, Grecia e Croazia, vivano circa settecento foche, un numero davvero esiguo, per questo le recenti osservazioni in Italia hanno un eccezionale significato scientifico e conservazionistico. “Questi straordinari risultati confermano l’importanza della scelta strategica delle Egadi come sede della più grande riserva marina del Mediterraneo, contenitore di habitat prioritari e specie protette in eccezionale stato di conservazione”, ha dichiarato il direttore dell’Amp, Stefano Donati.
In molti paesi l’ecoturismo è in costante crescita, in particolare l’osservazione della fauna selvatica attira turisti da tutto il mondo. Il ritorno della foca monaca può dunque garantire l’incremento del turismo responsabile. “La scelta della tutela e della sostenibilità dello sviluppo, in questo territorio, è premiante e oggi la foca monaca è diventata il brand dell’arcipelago – ha confermato Donati. – Ringraziamo anche il ministero dell’Ambiente, che ci ha garantito in questi anni risorse e mezzi per svolgere questo lavoro.”
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