Fracking, trovate sostanze tossiche nei bambini che vivono vicino ai siti estrattivi

In Pennsylvania, centro nevralgico del fracking negli Usa, sono state trovate sostanze chimiche tossiche nell’aria, nell’acqua e nelle urine delle persone.

Benzene nell’acqua e nell’aria. Sottoprodotti chimici come l’etilbenzene, lo stirene e il toluene nell’organismo dei bambini, a livelli che superano di ben 91 volte la media e sono addirittura più elevati di quelli che ci si aspetta nel corpo di un fumatore. È quello che hanno trovato i ricercatori di Environmental health science nelle immediate vicinanze dei siti di estrazione del gas naturale mediante fratturazione idraulica delle rocce, o fracking, in Pennsylvania.

Cos’è il fracking e quali rischi comporta

A partire dal 2005 negli Stati Uniti è stato adottato in modo massiccio il metodo del fracking per estrarre gas naturale dalle rocce da scisto, cioè quelle formate da strati paralleli che si sfaldano facilmente (si parla infatti di shale gas). La tecnica prevede di perforare il terreno fino a raggiungere i giacimenti in profondità, dopodiché iniettare ad alta pressione un getto di acqua, sabbia e prodotti chimici per spaccare le rocce (o allargare i fori già esistenti) e far emergere il gas.

Così facendo gli Usa sono riusciti a svincolarsi almeno in parte dalla dipendenza dalle importazioni di energia. Ma andando incontro a parecchi pericoli di carattere ambientale e sanitario. La fratturazione idraulica delle rocce richiede infatti ingenti quantità di acqua (con gli sprechi che ne conseguono) e di sostanze chimiche dannose che rimangono in parte nel sottosuolo, rischiando di contaminare le falde acquifere. Si teme anche che le operazioni favoriscano lievi scosse sismiche.

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Manifestanti contro il fracking © Spencer Platt/Getty Images

Al suo insediamento come presidente degli Stati Uniti, Joe Biden ha imposto una moratoria sulle nuove autorizzazioni per l’estrazione di gas e petrolio nelle terre e acque federali. Ciò non significa, però, che abbia vietato il fracking o che abbia intenzione di farlo: l’ha chiarito lui stesso ai giornalisti.

Come si è svolta l’indagine sul fracking in Pennsylvania

Stando alla Energy information administration statunitense, la Pennsylvania è seconda solo al Texas per la produzione di gas naturale, con una quota del 20 per cento sul totale degli Usa. È qui che si è focalizzata l’indagine dell’organizzazione non profit Environmental health science, durata circa due anni.

Nell’estate del 2019 i ricercatori hanno raccolto 59 campioni di urina, 39 campioni di aria e 13 campioni d’acqua, focalizzandosi su cinque famiglie di non fumatori con almeno un figlio. Tre di loro abitavano entro due miglia da svariati pozzi di fracking, gasdotti e stazioni di compressione. Altre due invece vivevano ad almeno cinque miglia dal sito in attività più vicino. I ricercatori dell’università del Missouri hanno poi esaminato il materiale in laboratorio per identificare una quarantina di sostanze chimiche.

Da questo campione non è possibile ricavare prove scientifiche sufficienti per dimostrare alcun rapporto di causa-effetto, chiariscono gli autori. Ma si tratta comunque di un punto di partenza per fare importanti riflessioni e stimolare ulteriori ricerche.

Sostanze tossiche nell’organismo dei bambini

Nella contea di Washington si trova la più alta concentrazione di siti di fratturazione idraulica delle rocce dell’intero stato: 1.584 in 2.230 chilometri quadrati. Lì vive Gunnar, che aveva 13 anni all’epoca dello studio. Nelle sue urine sono state trovate undici sostanze chimiche nocive, tra cui benzene, toluene e naftalina, legate a una lunga serie di problemi di salute: disturbi respiratori e gastrointestinali, irritazioni oculari e cutanee, danni all’apparato riproduttivo e aumento del rischio di cancro. Queste sostanze chimiche si trovano all’interno di benzina, pesticidi, solventi industriali, fumo di sigaretta. E anche nelle emissioni in atmosfera dei siti dove viene estratto shale gas.

Gunnar è soltanto uno dei ragazzini che hanno partecipato all’analisi. Nelle urine di un bambino di nove anni è stato trovato un biomarcatore per il toluene a un livello di 91 volte più alto rispetto alla media. È lecito ipotizzare che il fracking abbia influito poiché sono state trovate concentrazioni maggiori di elementi nocivi nelle famiglie che vivono più vicine ai siti estrattivi. Gli agenti cancerogeni rinvenuti nell’aria, inoltre, superano le soglie di sicurezza. Quello di Environmental health science va quindi ad aggiungersi alla lunga lista di studi sugli effetti sanitari del fracking: dalla nascita di bambini prematuri alle emicranie, dai problemi respiratori alle infezioni cutanee e urinarie.

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