Francia, Monsanto condannata per l’intossicazione di un agricoltore

La Monsanto è stata condannata in via definitiva per l’intossicazione di un agricoltore che nel 2004 inalò vapori dell’erbicida Lasso, oggi vietato.

La multinazionale Monsanto, di proprietà del colosso tedesco Bayer, è stata condannata in via definitiva in Francia per l’intossicazione di un agricoltore. La sentenza definitiva è stata pronunciata dalla Corte di cassazione mercoledì 21 ottobre, a conclusione di un’autentica maratona giudiziaria, cominciata nel lontano 2007.

Tra Monsanto e l’agricoltore una battaglia giudiziaria durata 13 anni

Protagonista Paul François, coltivatore di cereali del dipartimento della Charente, che nell’aprile del 2004 rimase intossicato dopo aver inalato i vapori di uno dei prodotti commercializzati dalla Monsanto, l’erbicida Lasso. Un incidente che avrà pesantissime conseguenze per l’uomo, costretto a fronteggiare numerosi malori tali da avergli fatto perfino sfiorare la morte, e lunghi periodi di degenza in ospedale.

Bayer acquisisce Monsanto
La società americana Monsanto è ormai di proprietà della tedesca Bayer © Sean Gallup/Getty Images

Dopo essere riuscito a far riconoscere la propria patologia come “malattia professionale”, l’agricoltore – tredici anni fa – decise di tentare di far riconoscere la responsabilità del gruppo. Chiedendo un risarcimento di oltre un milione di euro. La giustizia, per la prima volta nel 2012, quindi di nuovo nel 2015 e una terza volta nell’aprile del 2019, gli ha dato ragione.Monsanto ha tuttavia depositato un ricorso in Cassazione. Ma anche stavolta i magistrati l’hanno ritenuta colpevole, poiché avrebbe dovuto segnalare in modo adeguato i rischi legati all’uso del prodotto in determinati utilizzi (va detto che, tuttavia, la corte non si è pronunciata specificatamente sulla tossicità del Lasso).

L’erbicida Lasso vietato in Francia soltanto nel 2007

Che l’erbicida sia pericoloso, tuttavia, è confermato dal fatto che esso è stato vietato in Francia dal novembre del 2007. Una decisione che appare tuttavia estremamente tardiva, dal momento che lo stesso prodotto fu messo al bando in Canada nel 1985, e in Belgio e nel Regno Unito nel 1992. Per Paul François si attende ora soltanto l’ultimo pronunciamento, che dovrà stabilire l’entità nell’indennizzo che dovrà essere versato dalla Monsanto.

Più in generale, in Europa la questione della riduzione dell’uso dei pesticidi è all’ordine del giorno. I governi dei paesi membri hanno infatti trovato un accordo di massima sull’avvenire della Politica agricola comune (Pac). D’ora in poi, almeno il 20 per cento del bilancio destinato a quest’ultima dovrà essere utilizzato per programmi sostenibili dal punto di vista ambientale. Ciò non solo in termini di riduzione dei prodotti chimici, ma anche come sviluppo del biologico e tutela delle foreste.

L’Europa vuole riformare la Politica agricola comune, ma secondo le Ong le ipotesi in campo non bastano

Tuttavia, si tratta di impegni giudicati largamente insufficienti dalle organizzazioni non governative. “È un giorno triste per l’ambiente. La transizione verso un’agricoltura ecologica è stata messa in ghiacciaia”, ha commentato l’European Environmental Bureau, secondo il quale oltre a soglie troppo basse sono stati indicati nel testo “obiettivi economici contraddittori”. “Con questa Pac disastrosa – ha commentato in modo ancor più duro l’eurodeputato ecologista Benoît Biteau – ci ritroviamo con un documento che ci riporta al mondo di ieri”.

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