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In un discorso pronunciato il 24 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che “vietare il glifosato ucciderebbe la nostra agricoltura”.
Il presidente della Francia Emmanuel Macron ha rinunciato alla promessa di vietare il glifosato entro il 2021. Il leader transalpino ha ufficializzato la decisione nel corso di un dibattito che si è tenuto giovedì 24 gennaio nella cittadina di Bourg de Péage, nel dipartimento della Drôme. Facendo così crollare le speranze di chi milita da tempo per la messa al bando della sostanza utilizzata per l’erbicida Roundup della Monsanto. E che l’Organizzazione mondiale della sanità ha indicato come “probabilmente cancerogena” nel luglio del 2015.
“So che qualcuno vorrebbe che si vietasse tutto dall’oggi al domani. Ma non è fattibile, perché ciò ucciderebbe la nostra agricoltura”, ha affermato il capo di stato centrista rispondendo ad un apicoltore che aveva appena evocato una catastrofe nei suoi alveari.
Macron ha quindi puntato il dito contro altre nazioni europee, spiegando che Parigi si è battuta affinché il rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione da parte dell’Unione europea fosse di soli cinque anni. “C’è chi non voleva muoversi proprio” sulla questione, ha aggiunto.
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Quindi ha fatto sobbalzare molte ong ambientaliste quando ha affermato: “Non c’è alcuno studio, indipendente o meno, che abbia dimostrato che il prodotto è mortale”. Come se l’avvertimento dell’Oms non fosse sufficiente per adottare, per lo meno, il principio di precauzione. Ad applaudire alle parole del presidente francese è stata invece la Federazione nazionale dei sindacati agricoli, Fnsea, che già in passato aveva stigmatizzato l’ipotesi di “divieti di utilizzo di prodotti senza soluzioni né alternative”.
J’ai demandé au gouvernement de prendre les dispositions nécessaires pour que l’utilisation du glyphosate soit interdite en France dès que des alternatives auront été trouvées, et au plus tard dans 3 ans. #MakeOurPlanetGreatAgain
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) 27 novembre 2017
Da un punto di vista politico, lo strappo di Emmanuel Macron non è privo di conseguenze. Nel 2018, il dibattito attorno al glifosato è stato infatti particolarmente teso in Francia. Un deputato del suo stesso partito, La République en Marche, Matthieu Orphelin, si era battuto affinché l’obiettivo di azzerare l’uso del pesticida fosse inserito nella legge di riforma dell’agricoltura e dell’alimentazione.
Il governo aveva però rigettato l’emendamento, spiegando che la volontà di arrivare ad un divieto a partire dal 2021 – proclamata dallo stesso Macron in un tweet datato 27 novembre 2017 – era “chiara”. E dunque non era necessario metterlo nero su bianco.
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Il direttore dell’associazione ambientalista Générations Futures, François Veillerette, ha replicato all’Eliseo ricordando che “un rapporto dell’Istituto nazionale per la ricerca agronomica, nel novembre del 2017, ha dimostrato che delle alternative al glifosato esistono già per il 90 per cento della superficie agricola”. Il militante ecologista ha quindi ricordato che il 15 gennaio un tribunale di Lione ha annullato l’autorizzazione all’immissione in commercio del Roundup 360 Pro. Spiegando proprio di aver voluto adottare un principio di precauzione.
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