La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.
Lo studio di una ong rivela la presenza di glifosato, sostanza alla base del pesticida Roundup, in oltre la metà dei prodotti analizzati.
Ancora una volta, per l’ennesima volta, il glifosato è finito sul banco degli imputati. Nei giorni scorsi, un autentico scandalo è esploso in Francia, dopo che la molecola utilizzata per produrre il pesticida Roundup (della multinazionale Monsanto) è stata ritrovata in oltre la metà di una trentina di prodotti alimentari estremamente comuni nella nazione europea.
A pubblicare l’analisi è stata l’organizzazione non governativa Générations Futures che ha chiesto ad un laboratorio di verificare la presenza della sostanza nei prodotti. Lo studio, che è stato pubblicato giovedì 14 settembre finendo sulle prime pagine di tutti i giornali, indica di aver trovato tracce di glifosato nel 53,3 per cento dei campioni analizzati.
In particolare, sono 16 gli alimenti considerati contaminati: sette cereali per la colazione sugli otto verificati (ovvero l‘87,5 per cento), sette legumi su dodici, due paste su sette. In tre casi è stato anche riscontrata la presenza di Ampa, metabolita primario della sostanza utilizzata nel pesticida. Sono dunque i cereali – fiocchi d’avena e muesli – quelli che appaiono più colpiti dalla presenza del glifosato. Ma lo stesso è stato trovato anche in lenticchie e ceci, oltreché in alcuni formati di pasta italiana. Nel caso dei legumi, i dati appaiono particolarmente elevati: «Non tanto da provocare intossicazioni acute, ma quanto basta per contaminare a poco a poco l’apparato digestivo e dunque il nostro organismo».
Va detto che le quantità ritrovate sono in molti casi nell’ordine delle tracce. Ma il fatto che il glifosato sia presente in così tanti alimenti è sintomo del suo utilizzo estremamente diffuso. “La presenza di residui del pesticida, a volte accompagnati dal metabolita Ampa, permette di spiegare i risultati delle nostre analisi effettuate nello scorso aprile sulle urine umane”, ha osservato François Veillerette, portavoce e direttore di Générations Futures. In quell’occasione, una trentina di volontari si erano sottoposti all’analisi, con un risultato senza appello: la sostanza era stata trovata nel 100 per cento dei campioni.
«È urgente che l’Unione europea rinunci all’uso di una molecola che è stata classificata nella lista dei probabili cancerogeni da parte dell’International Agency for Research on Cancer (agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ndr). Occorre inoltre far evolvere il modello agricolo attuale, troppo dipendente dai pesticidi sintetici». Non a caso, anche in Italia un’analisi simile, effettuata dal mensile Test-Salvagente aveva scoperto tracce di glifosato nella pasta e in altri prodotti come fette biscottate e corn flakes. Una riunione a livello europeo è prevista per i prossimi 5 e 6 ottobre.
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