Giappone, chiuso il reattore Monju. Non è mai entrato in funzione

Chiuso quello che doveva essere un reattore sperimentale strategico per tutto il Paese. La bonifica durerà fino al 2047 e costerà più di 3 miliardi di euro.

Avrebbe dovuto essere un fiore all’occhiello del Giappone il reattore Monju. Una centrale nucleare all’avanguardia, capace di funzionare con i rifiuti radioattivi prodotti dagli altri reattori, in grado quindi di essere autoalimentata. Invece il reattore verrà chiuso, dopo la decisione del governo giapponese.

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Una protesta di fronte al reattore Monju. Foto via Buddhika Weerasinghe/Getty Images.

Un vero fallimento dell’industria dell’atomo, costato al Paese circa 8 miliardi di euro e praticamente mai entrato in funzione a causa di numerosi malfunzionamenti tecnici, tra i quali una perdita di refrigerante nel 1995, anno successivo alla prima accensione.

Poca energia, molti problemi

Il reattore Monju, che si trova a Tsuruga, nella prefettura di Fukui, è stato negli anni oggetto di svariate controversie all’interno dello stesso esecutivo, tanto che mercoledì 21 dicembre il Governo ha deciso per lo smantellamento. “Smantelleremo il reattore Monju, dato che rimetterlo in funzione ci costerebbe di più”, ha detto Yoshihide Suga, segretario del capo di gabinetto al Japan Times. Il costo dell’operazione si aggirerà intorno ai 3 miliardi di euro e durerà fino al 2047. Quasi 30 anni. Mentre la messa in sicurezza e conseguente riavvio è stimata in 4,3 miliardi di euro circa.

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Da cinque anni in Giappone si lavora per tentare di mitigare gli effetti del disastro nucleare di Fukushima ©Christopher Furlong/Getty Images

Non tutti sono d’accordo sulla chiusura del reattore

Ma il governatore della prefettura di Fukui, Issei Nishikaw si dice contrario allo smantellamento: la chiusura del reattore significherebbe una grossa perdita di sussidi governativi e investimenti, senza contare la perdita di posti di lavoro. “Il governatore ci ha detto che vuole una spiegazione approfondita dei meccanismi con i quali si smantellerà la centrale”, ha detto il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria Hiroshige Seko. “Creeremo occasioni di dialogo con il territorio”.

L’esecutivo guidato da Shinzo Abe sembra comunque intenzionato a continuare nella strada della dismissione, tanto che il ministro della Scienza Hirokazu Matsuno è stato incaricato dalla Jaea (l’Agenzia per l’atomo giapponese) di presentare un piano per la disattivazione entro aprile di quest’anno.

Ciò non ferma le politiche nucleari del Governo, anche dopo il disastro di Fukushima: ad oggi le previsioni parlano di un incremento del 10 per cento entro quest’anno fino a coprire il 60 per cento della domanda entro il 2100. L’atomo è ancora al centro delle politiche energetiche del Giappone, come confermato dallo stesso Seko: “Il ciclo del combustibile nucleare è al centro della nostra politica energetica”.

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