
Li chiami con un’app, vengono a prenderti e tornano da soli a ricaricarsi. Un video mostra come funzionano i primi monopattini elettrici a guida autonoma.
Zero emissions, zero accidents e zero ownership. La mobilità del futuro poggia su tre pilastri. Ma la guida autonoma non cambierà solo la mobilità, modificherà l’economia, il lavoro, le città e gli spostamenti. Seguiteci
La good news? General Motors ha appena fatto un annuncio a sorpresa sulla guida autonoma: entro il 2019 la prima auto senza controlli manuali, la Cruise AV, potrebbe già girare per le strade. I test, su percorsi delimitati, sono in corso da tempo a Phoenix e a San Francisco. Ma GM ha chiesto al Dipartimento dei trasporti americano la possibilità di avviarne la produzione in anticipo e di poterla utilizzare su strada aperta entro poco più di un anno. La Cruise AV è un’auto elettrica senza volante né pedali. Tutto si controlla dai display sulla plancia, di fatto la prima auto quasi di serie senza controlli manuali. Ad utilizzarla per primi, ha annunciato GM, saranno flotte e car-sharing.
https://www.youtube.com/watch?v=MvP82IsGqNc https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=sRudUWG7e7A&has_verified=1
A brevissimo nuovi veicoli autonomi circoleranno nella terra di Heidi, nei Grigioni della vicina Svizzera. Ad annunciarlo a fine novembre la società CarPostale che dopo Sion ha dato il via al servizio con navette a guida autonoma anche fra i comuni di Maienfeld e Rofels, “un servizio dedicato ai turisti diretti al villaggio di Heidi”, spiega una nota, che specifica che la tratta sarà aperta al pubblico ma, ”per questioni di sicurezza, un addetto sarà ancora presente sui mezzi”. In effetti non si sa mai (vedi la bad news successiva).
A Las Vegas, sempre il novembre scorso, dopo essere stato annunciato con enfasi, il primo mini bus senza pilota – il “driverless shuttle” – si è schiantato contro un semirimorchio (qui il video). Pazienza se la colpa non sembra fosse tutta del piccolo pulmino robotizzato. E dire che la mobilità del futuro poggia su tre pilastri: zero emissions, zero accidents e zero ownership. Ma il passo non è banale. Né breve. E l’opinione pubblica è scettica: un italiano su due dice no alla guida autonoma, dato emerso dalla 71esima Conferenza del traffico e della circolazione organizzata dall’Automobile Club d’Italia. Le criticità? La sicurezza stradale, le infrastrutture, la responsabilità in caso di infrazioni e incidenti… Mica quisquilie direbbe il grande Totò.
Ma quali sono i progetti, i contributi scientifici e le proposte più interessanti? Vediamone alcune insieme. E partiamo dall’inizio. Ve la ricordate l’auto che si guidava da sola di Google a Mountain View, California? Era il 2009 e nella Silicon Valley avevano già capito che il potenziale della guida autonoma non è niente rispetto alle trasformazioni economiche e culturali che la nuova mobilità si porterà dietro, modificando l’economia, il mondo del lavoro, il tessuto urbano, gli spostamenti. Chi arriva alla meta per primo, non conquista solo la guida autonoma, ma un potere enorme, che travalica i confini della mobilità. Ma torniamo a Google. Che nel 2009 non aveva concorrenza. Né credibilità. Oggi, scorporata la sua divisione automobili autonome e creata la Waymo, ha già coperto più di tre milioni di chilometri con la guida automatica, l’equivalente di oltre trecento anni di guida “umana”. Insomma i primi della classe sono loro.
E gli altri? Non stanno certo a guardare. Uber, dal 2015 il nemico numero uno dei taxisti, ha recentemente fiutato il business delle auto senza guidatore, ha “depredato” il dipartimento di robotica della prestigiosa università americana Carnegie Mellon e si è messo a testare le sue auto che si guidano da sole sulle strade di Pittsburgh. Poi ha acquisito la Otto, un’azienda che fa veicoli pesanti a guida autonoma e – “icing on the cake” – ha brevettato un suo sistema di mappe, alla faccia di Google e di Apple, entrambe alquanto irritate. Non basta: Uber tesse alleanze anche con Volvo, che dal 2019 metterà a disposizione una nuova famiglia di veicoli già compatibili con la guida autonoma. Capito la portata della posta in gioco?
Nel frattempo facciamo un salto in Cina dove stanno bruciando le tappe. Sulle strade di Pechino le auto bianche e blu di Baidu, il Google nazionale, hanno già dato prova di sapersela cavare senza il bisogno di un pilota. Perché come il gigante di Mountain View ha creato la sua Waymo, Baidu e il colosso di internet Alibaba hanno stanziato il settembre scorso un fondo da 1,3 miliardi di euro per sviluppare l’auto a guida autonoma con Apollo, il software open source che vede fra i numerosi partners anche Daimler, Hyundai e TomTom. Certo, la Cina dovrà dotarsi di leggi e regole, ma il governo ci sta lavorando (e c’è da scommetterci sarà più veloce di quello italiano).
Anche a Tokyo le cose si muovono velocemente. Il settembre scorso un prototipo Nissan, sfruttando il massimo livello della nota tecnologia ProPilot, ha guidato autonomamente in città e in autostrada; dal 2020 il sistema sarà di serie. Apple? Gioca un’altra partita, l’interazione fra auto e ambiente. Il tema sarà cruciale e a Cupertino lavorano su un nuovo software dedicato al rilevamento degli ostacoli: si chiama VoxelNet, non usa telecamere ma solo sensori e potrebbe ridurre di molto i costi. Intanto FCA (che per voce dell’ ad Sergio Marchionne al recente Salone di Detroit ha annunciato l’arrivo di una Ferrari elettrica) si allea con Bmw, Intel e la sua controllata Mobileye, Ford si concentra sull’interazione fra i veicoli a guida autonoma e gli altri utenti della strada (un altro bel problemino). Scania, fra i leader nel trasporto pesante, pensa alla guida autonoma con un approccio olistico. in cui camion, logistica e ambiente dialogano. Volkswagen un anno dopo il lancio di Moia, la startup di mobilità del gruppo tedesco, introduce un concept di ride pooling per ridurre il traffico nelle città. E Bosch, Vodafone e Huawei si alleano per insegnare alle auto intelligenti a comunicare tra loro. Mentre i catastrofisti sentenziano.
“L’industria dell’auto è spacciata”. Per Bob Lutz, presidente di General Motors fino al 2009 (per chi ama le auto sportive il “papà” della Dodge Viper), chi oggi possiede un’auto se ne disferà entro cinque anni, “al loro posto ci sposteremo con moduli a guida autonoma”. Già, come quelli della startup italiana Osvehicle, oggi OpenMotors, che pensa proprio ad auto modulari con progetti open source, scaricabili e migliorabili da tutti.
Poi c’è un altro scenario. Quello in cui a sperimentare per primi la guida autonoma non saranno i privati, ma i proprietari di grande flotte e il carsharing. E car2go, leader del carsharing a flusso libero, pubblica il Libro Bianco sul carsharing a guida autonoma ed elettrico e si prepara affinando software, algoritmi di apprendimento, big data e app già in suo possesso. Capito? La rivoluzione digitale ha già trasformato il mondo. L’intelligenza artificiale è già in grado di imparare da sola; inutile opporsi, ci sostituirà, questione di tempo.
Nel frattempo occhio alla privacy: Google e Uber insieme sanno di noi cose che nemmeno mogli e mariti… Bene (anzi male!); sapere che l’auto autonoma di noi conoscerà ogni segreto come vi fa sentire?
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