I campi elettromagnetici

I campi elettromagnetici sono parte fondamentale del mondo naturale e sono alla base del funzionamento di molti apparecchi di uso comune.

Esistono campi elettromagnetici naturali e artificiali. Determinati
tipi di suolo, di roccia, di correnti d’acqua sotterranea, danno
forma a campi elettromagnetici naturali. Anche la luce, per
esempio, è un’onda elettromagnetica naturale. Invece
dispositivi come le antenne per le radiotrasmissioni, creano campi
elettromagnetici artificiali. Esse emettono onde elettromagnetiche
che vengono poi captate da una seconda antenna (per la radio, la
televisione, la telefonia cellulare, ecc.).

Un campo elettrico è una regione di spazio dove si
manifestano forze sulle cariche elettriche, dando origine, se le
cariche sono libere di muoversi, a correnti elettriche.
L’intensità del suo campo si misura in “volt/metro”
(V/m).

Un campo magnetico è una regione di spazio dove si
manifestano forze sui di poli magnetici e sulle correnti elettriche;
anche il campo magnetico è in grado di generare correnti nei
materiali conduttori, poiché determina in essi un campo
elettrico indotto.
L’intensità del campo magnetico si misura in “tesla” (T).
Essendo questa un’unità di misura molto grande, si
utilizzano spesso i sottomultipli “millitesla” (mT) e “microtesla”
(µT) e “nanotesla” (nT).

Sono numerosi i parametri che permettono di descrivere le
caratteristiche fisiche dei campi, in particolare l’ampiezza
(che è una misura della intensità delle forze
prodotte dai campi) e la frequenza (che indica quanto
rapidamente l’ampiezza varia nel tempo), che si misura in “hertz”
(Hz).

La luce, per esempio, è un’onda di alta frequenza, i raggi X
e i raggi gamma, ad esempio, sono onde di altissima frequenza,
mentre le microonde sono di bassa frequenza e di frequenza ancora
più bassa sono le onde radio.

Quando un organismo biologico (per esempio un individuo) si trova
in un campo elettrico o in un campo magnetico, ha inevitabilmente
luogo una interazione tra le forze dei campi e le cariche e
le correnti elettriche presenti nei tessuti dell’organismo che, in
particolare alla basse frequenze, sono in linea di massima dei
buoni conduttori.
Come conseguenza dell’interazione, all’interno dell’organismo
vengono indotte grandezze fisiche (campo elettrico, campo
magnetico, densità di corrente) legate alla intensità
ed alla frequenza dei campi, alle caratteristiche dell’organismo ed
alle modalità di esposizione.
Il risultato della interazione è sempre un effetto,
inteso come “deviazione delle condizioni dei tessuti dalla
precedente condizione di equilibrio”.
Quando i normali meccanismi di compensazione di cui ogni organismo
dispone sono in grado di annullare la perturbazione, ripristinando la
condizione di equilibrio, si parla di “effetto indifferente”; se
questo non avviene, l’effetto diviene “manifesto” e può in
linea di massima essere “benefico” se (almeno in qualche
particolare condizione) procura un vantaggio all’organismo, oppure
“avverso” se gli procura un danno; se questo permane anche
dopo aver interrotto l’esposizione, parleremo di “danno
permanente”.

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