La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Attraverso il coinvolgimento dei principali attori dei settori produttivi si definiscono gli obiettivi da perseguire e gli strumenti da utilizzare per la gestione delle problematiche ambientali.
Il Quinto Piano d’Azione (“Per uno sviluppo durevole e sostenibile
– Programma politico e d’azione della Comunità Europea a
favore dell’ambiente e di uno sviluppo sostenibile”), predisposto
nel marzo 1992 parallelamente ai lavori preparatori della
Conferenza di Rio de Janeiro e approvato all’inizio del 1993, ha
assunto integralmente i princìpi dello sviluppo sostenibile
ed ha costituito lo strumento di attuazione in ambito comunitario –
quindi vincolante per tutti gli Stati membri – dell’Agenda 21. Il
periodo di vigenza di questo programma è andato dal 1993 al
2000.
Nell’ottica della sostenibilità, il programma ha accentuato
l’importanza degli approcci globali ai problemi ambientali: tra
questi, l’introduzione dell’analisi del ciclo di vita dei prodotti
(Life Cycle Analysis/LCA) e un’accentuata attenzione per l’insieme
delle risorse naturali, raccomandando un piano d’azione globale per
le foreste basato sui concetti di conservazione e protezione della
biodiversità. Sono stati poi raccomandati come settori
prioritari di intervento la gestione sostenibile delle risorse
naturali, il controllo integrato dell’inquinamento e una politica
di prevenzione nei confronti dei rifiuti, la riduzione del consumo
di energie non rinnovabili, una migliore gestione della
mobilità per promuoverne un uso più efficace e
razionale, il miglioramento dell’ambiente urbano attraverso un
insieme coerente di interventi, nonché il miglioramento
della sanità e della sicurezza, anche attraverso una
razionale gestione del rischio industriale.
Gli interventi del Quinto programma di azione sono stati estesi a
tutti i settori produttivi: industria, energia, trasporti,
agricoltura e turismo.
L’estensione della politica ambientale nei confronti di questi
ultimi due settori ha costituito una novità; in particolare,
le contraddizioni tra i princìpi della compatibilità
ambientale e la politica agricola comunitaria del passato sono tra
le ragioni che hanno portato alla recente radicale, ancorché
graduale, revisione di quest’ultima.
Nei confronti dell’industria, il Quinto programma ha proposto
invece un parziale passaggio dalle politiche autoritative, fondate
sui principi del “command-and control”, a politiche di tipo
negoziale, fondate sull’autoregolamentazione e su un rapporto di
cooperazione tra autorità pubbliche e imprese o loro
associazioni, integrato da tasse ecologiche per orientare in senso
ambientale la domanda dei prodotti da parte dei consumatori.
Si è così allargata la gamma degli strumenti cui fare
ricorso per dare attuazione alle politiche ambientali: normazione,
strumenti di mercato, supporti all’impresa (ricerca, assistenza
tecnica, ecc.) e finanziamenti nel quadro di specifici programmi
comunitari.
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