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Oltre alla nota valenza economica le sugherete rivestono una grande importanza sociale e ambientale e dispensano fondamentali servizi ecosistemici.
Le foreste di querce da sughero rivestono un’importanza cruciale per l’economia e l’ecologia dei paesi del Mediterraneo occidentale e ricoprono un’area di oltre 2,1 milioni di ettari in tutto il mondo. In Portogallo, dove la quercia da sughero occupa circa 736mila ettari, ovvero un terzo della superficie della distribuzione mondiale della specie, le sugherete sono molto più che una mera risorsa economica. Le sconfinate foreste di querce rappresentano un vero e proprio patrimonio culturale e naturalistico con cui l’uomo ha stretto un saldo legame da tempo immemore.
Nei sette paesi produttori di sughero del Mediterraneo, oltre 100mila persone dipendono direttamente o indirettamente da questo settore, secondo il Wwf. L’economia portoghese è profondamente influenzata dal sughero, l’intera filiera genera circa 9mila posti di lavoro nel settore, 6.500 nel campo della silvicoltura e migliaia di posti di lavoro indiretti relativi ad altri prodotti che derivano dalle sugherete, contribuendo annualmente a circa il 2 per cento delle esportazioni nazionali. Il Portogallo è il leader mondiale in termini di esportazioni di sughero, ne esporta circa il 64 per cento, la maggior parte del quale sotto forma di tappi di sughero per l’industria vinicola, il prodotto che traina il settore.
L’area mediterranea, in virtù delle favorevoli condizioni climatiche e ambientali, ospita una vasta e variegata biodiversità, di gran lunga superiore a quella presente nel resto d’Europa. La foresta di querce da sughero è ritenuta uno dei 36 hotspot della biodiversità mondiali, allo stesso livello dell’Amazzonia e del Borneo per intenderci. Vi crescono circa 135 specie di piante per chilometro quadrato, tra cui un gran numero di specie endemiche, e la quercia da sughero è una di queste. Oltre al loro intrinseco valore, le fitte foreste di quercia da sughero offrono riparo a molte specie animali dando vita a ecosistemi ricchi e complessi. Le chiome stesse delle querce, caratterizzate da una notevole eterogeneità, influenzano il microclima e la fertilità del suolo determinando la creazione di nicchie ecologiche.
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La varietà vegetale nei pascoli delle sugherete comporta anche una notevole diversità dal punto di vista faunistico, tra cui spiccano specie rare e protette. Il più maestoso abitante delle sugherete è senza dubbio la lince iberica (Lynx pardinus), specie endemica della penisola iberica e tra i felini più rari del pianeta. I boschi di sugheri e i lecci offrono inoltre riparo e sostentamento a 37 specie di mammiferi, 160 specie di uccelli, 24 specie di rettili e anfibi. Tra queste segnaliamo l’aquila imperiale iberica (Aquila adalberti), il gatto selvatico (Felis sylvestris), l’aquila minore (Hierattus pennatus), l’aquila del Bonelli (Hierattus fasciatus) e il tritone marmorato (Triturus marmoratus). Nel sottobosco delle foreste di sughero proliferano diverse varietà di funghi, i quali svolgono un ruolo importante nella decomposizione delle sostanze organiche e vivono relazioni simbiotiche con le radici della quercia da sughero, aiutando le piante ad assorbire il fosforo e gli altri minerali dei terreni poveri. Molti funghi sono inoltre commestibili e dall’elevato pregio gastronomico, conferendo così un ulteriore valore ai querceti della penisola iberica.
I boschi di querce da sughero generano anche servizi ambientali essenziali per la sopravvivenza della nostra specie, i cosiddetti servizi ecosistemici, la cui corretta valutazione è ancora poco chiara ma non sussistono dubbi sulla loro assoluta necessità. Le sugherete, oltre alla sopracitata conservazione della biodiversità, sono infatti in grado di regolare il ciclo idrologico, proteggere il suolo dall’erosione e immagazzinare grandi quantità di carbonio. Una foresta di querce da sughero può assorbire circa 14 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, mentre ogni tappo di sughero ne trattiene 112 grammi.
Il rapporto tra uomini e querce da sughero è profondo e affonda le sue radici in tempi remoti. Si ritiene che i querceti potrebbero essere sorti in epoca preistorica, in parte a causa dell’uso del fuoco da parte dell’uomo, come avviene oggi nelle savane. Nel tempo le foreste di querce sono diventate parte indissolubile del patrimonio culturale del Mediterraneo occidentale e delle regioni come il sud-ovest della penisola iberica e la Sardegna. Nel corso della storia l’inconfondibile profilo delle sugherete, veri e propri paesaggi culturali che rappresentano l’opera combinata della natura e dell’uomo, ha scandito le attività umane offrendo alle persone l’uso di differenti risorse, come il sughero, la frutta per l’alimentazione animale, i pascoli o le coltivazioni agricole. La prossima volta che vi troverete immersi nell’ombra di una foresta di querce da sughero, accogliente come un grembo materno, ricordate che quella che state attraversando è molto più che una “semplice” foresta, è una rappresentazione del controverso ma irrinunciabile rapporto tra uomo e natura. Per questi motivi un tappo di sughero non è solo un tappo, ma contribuisce a perpetuare questo antico legame e a proteggere l’ambiente e la biodiversità.
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