Incendi in California, per gli esperti il peggio deve ancora arrivare

L’incendo del Czu Lightning Complex, vicino alla Baia di San Francisco, dopo 15 giorni non è ancora stato domato. E per le grandi piogge si dovrà aspettare.

Non più tardi di una settimana fa il governatore della California Gavin Newsom, facendo un po’ di conti, aveva affermato che da maggio in poi gli incendi avevano bruciato più di 400mila ettari di foreste: “L’equivalente dello stato del Rhode Island”.

Ad oggi, con la fine del mese di agosto, gli ettari sono diventati già 600mila, soprattutto a causa del Czu Lightning Complex, un mega incendio divampato ormai lo scorso 17 agosto e non ancora completamente domato, tra le contee di Santa Cruz e di San Mateo, non lontano dalla Baia di San Francisco. In due settimane, ha bruciato gran parte del Big Basin State Park, il più antico parco statale della California, fondato nel 1902. E oltre ai danni per la natura, purtroppo, si contano anche sette vittime, più di duemila edifici distrutti e ovviamente un’aria resa irrespirabile dal fumo.

Mancano vigili del fuoco, rinforzi dagli altri Stati 

Non sono bastati i pompieri dello stato della California, ormai allo stremo: quasi 16mila vigili dei fuoco sono stati chiamati dalla lontana Florida e perfino dal New Jersey per affrontare le fiamme, un prestito resosi necessario anche per via del fatto che quest’anno, a causa del coronavirus, le autorità non hanno potuto utilizzare i detenuti per le emergenze come erano soliti fare negli anni passati. Ma il peggio purtroppo non è passato: “Ci stiamo solo preparando al picco stagionale”, spiega al The Mercury News Daniel Berlant, portavoce di Cal Fire, il principale corpo di Vigili del fuoco della California.

Il peggio deve ancora arrivare?

Quelli da settembre a novembre infatti, avvisano i meteorologi e gli esperti di incendi, potrebbero essere dei mesi particolarmente a rischio per i boschi della California: il 2020 è stato finora un anno particolarmente secco, e la stagione delle piogge che potrebbe tardare appunto fino a novembre ad arrivare. Ciò ha reso già ora il 2020 un anno quasi da record: solamente il 2018 resiste per ora in testa per numero di ettari bruciati, ben 800mila, ma di questo passo il poco invidiabile primato potrebbe anche cadere. “È importante riuscire ad avere l’aiuto delle persone – ha spiegato Berlant – Siamo stati incredibilmente impegnati nelle ultime due settimane: la maggior parte di questi incendi sono provocati da Madre Natura, ma abbiamo bisogno dell’attenzione delle persone per ridurre almeno quelli provocati dall’uomo”.

La responsabilità dei cambiamenti climatici

Un residente cerca di spegnere le fiamme che hanno circondato la propria abitazione, nella contea di San Mateo © Justin Sullivan/Getty Images

Contrariamente rispetto a quanto accade in Italia, dunque, raramente si persegue l’origine dolosa: le cause degli incendi vengono invece ricercate da una parte nell’incuria e nella disattenzione umana. Dall’altra nei forti venti e nei fulmini, particolarmente frequenti questa estate (se ne sono registrati undicimila solo tra lunedì e mercoledì della settimana scorsa), che spesso sono in grado di innescare le fiamme colpendo alberi e terreni particolarmente secchi.

Ma se meteo e topografia segnano da sempre il destino della California, esposta ai roghi estivi sin dalla preistoria, il professor Craig Clements del Fire Weather Research Laboratory di San Jose sottolinea al Los Angeles Times che ci sono altri fattori a determinare l’aumento dei casi degli ultimi anni: il caldo estivo è infatti aumentato a causa dei cambiamenti climatici, innestandosi con un clima sempre più tropicale e ventoso, adatto a propagare le fiamme. Dunque, finché il clima continuerà a scaldarsi, incendi di questa portata saranno sempre più frequenti e più ampi.

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