Raccolta differenziata

Incendio all’impianto Tmb, ecco perché Roma è anche la capitale dell’indifferenziata

La città è al collasso ed è costretta a spedire i rifiuti all’estero. La Tari è la più alta in Italia e ora c’è timore per le imminenti vacanze natalizie.

L’incendio nell’impianto di via Salaria ha riacceso i riflettori sulla situazione dei rifiuti a Roma. Nel pieno della polemica politica sulla questione dei termovalorizzatori, d’altronde, quella relativa al Tmb (Trattamento meccanico-biologico) era una sorta di bomba a orologeria, che ora è esplosa riportando alla luce l’eterna emergenza che attanaglia la capitale, pronta ad aggravarsi con l’arrivo delle feste natalizie.

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Roma produce 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, 1 milione delle quali indifferenziati © Pixabay

Dopo Malagrotta, il nulla

Siamo, del resto, in una metropoli che per anni ha evitato la crisi ricorrendo alla discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa: l’Unione europea ne impose la chiusura già nel 2007, ma fu solo la giunta Marino – nel 2013 – a scrivere la parola fine a una storia andata avanti per 35 anni a forza di proroghe. E che ha costituito un comodo alibi per non mettere in piedi un piano sulla gestione dei rifiuti al passo con i tempi. Il problema, però, è che da quel giorno non si sono fatti passi in avanti, né dal punto di vista degli impianti di trattamento né sul fronte della raccolta differenziata, che resta fra le più scarse in Italia con un tasso del 44 per cento.

Il risultato è che da 5 anni a questa parte Roma è costretta a spedire altrove i suoi rifiuti, con annessi rincari dovuti ai costi di trasporto, e ad affidarsi a impianti di trattamento bio-meccanico come quello del Salario, fortemente osteggiato dagli abitanti del quartiere e andato a fuoco lunedì notte. Una sorta di discarica a norma di legge che, ovviamente, rappresenta solo una mezza soluzione: si limita l’emergenza dell’immondizia sulle strade, ma gli scarti vanno poi inceneriti altrove. Alla faccia della chiusura del ciclo del trattamento.

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I cittadini romani pagano la Tari più alta d’Italia: 270 euro di spesa a testa contro i 217 di Milano © Pixabay

Il caso del Tmb

Giovanni Caudo, presidente del III Municipio, ha spiegato che il Tmb di via Salaria ha iniziato a costituire un problema dal 2011, quando l’impianto ottenne dalla Regione l’autorizzazione ambientale integrata per trattare 750 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno; di certo da quel momento la vita per gli abitanti del vicino quartiere di Fidene, nonché per le attività commerciali che si affacciano sulla strada consolare, non è stata più la stessa.

Attualmente trattava circa 600 tonnellate – il 20 per cento del totale prodotto dai cittadini romani – che ora dovranno trovare un’altra collocazione. Il Tmb di Rocca Cencia, nel VI Municipio, lavora 200mila tonnellate l’anno di rifiuti, mentre poco lontano il tritovagliatore di Manlio Cerroni (il padrone della discarica di Malagrotta) ne tratta altre 400mila.

I numeri dell’emergenza

I numeri complessivi danno un’idea delle dimensioni del fenomeno: Roma produce 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, 1 milione delle quali indifferenziati che finiscono negli impianti di trattamento meccanico biologico; da sola, la capitale produce il 10 per cento di tutta l’indifferenziata italiana. Scarti che il Lazio non riesce più a gestire e che vengono portati fuori regione (100mila tonnellate solo in Abruzzo) o addirittura all’estero: vicino a Vienna, un termovalorizzatore brucia 70mila tonnellate di rifiuti romani – la cui spedizione costa ai contribuenti 136 euro a tonnellata – e li converte in gas.

Il risultato è che i romani non solo pagano la Tari più alta d’Italia (270 euro di spesa a testa contro i 217 di Milano), ma ora si ritrovano alle prese con l’incubo del Natale: all’incendio del Tmb Salario si aggiungerà presto il fisiologico aumento dei rifiuti prodotti nei giorni di festa. Il rischio che si vengano a creare montagne di spazzatura in strada è decisamente concreto.

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