Mentre continuano le rivolte contadine, il governo indiano blocca internet

Da mesi migliaia di agricoltori indiani protestano contro la riforma agraria. Per impedire agli agricoltori di coordinarsi, ora il governo ha tagliato internet.

Le proteste degli agricoltori in India, che vanno avanti da diversi mesi, stanno gettando sempre più ombre sullo stato della democrazia nel paese. Dopo che già si sono registrati centinaia di morti negli scontri con la polizia, senza che il governo indiano si sia impegnato a fare luce sull’accaduto, ora è la volta di un’altra grave minaccia alla libertà. Il ministro degli Interni ha ordinato di bloccare internet in alcuni distretti del paese, per impedire ai manifestanti di comunicare tra di loro e organizzarsi. 

Continuano le proteste

La tensione in India è esplosa dopo che a settembre il governo di Narendra Modi ha approvato tre nuove leggi di stampo liberista che rivoluzionano il settore agricolo. La compravendita di prodotti non è più legata a prezzi prestabiliti, al contrario si è introdotta la piena libertà di contrattazione dando di fatto al mercato il potere di autoregolamentarsi. Questo ha fatto il favore delle grandi multinazionali che operano nel paese, già sotto i riflettori per come stanno favorendo la diffusione degli ogm in colture come quelle del cotone e della senape. A rimetterci sono stati invece i piccoli agricoltori, decisamente maggioritari nel paese. In India la popolazione rurale rappresenta il 58 per cento della popolazione e i piccoli e medi proprietari terrieri valgono per l’80 per cento sul totale.

Dopo l’approvazione delle leggi liberiste, una carovana di agricoltori si è diretta verso la capitale Nuova Delhi e qui si trova accampata dall’autunno, sull’autostrada che entra nella città. In diverse occasioni ci sono stati pesanti scontri con esercito e polizia, come nei giorni scorsi, quando migliaia di manifestanti hanno occupato il Forte Rosso, monumento della capitale patrimonio Unesco. Il bilancio ufficiale dall’inizio degli scontri di settembre a oggi parla di 147 contadini morti per la violenza delle forze dell’ordine, ma all’appello mancano decine di altre persone, di fatto scomparse e su cui regna il silenzio istituzionale.

Niente internet (e non è la prima volta)

Se già la repressione violenta delle proteste dimostra un certo affanno nello stato della democrazia indiana, la decisione delle scorse ore del governo di tagliare internet in alcune aree del paese ha peggiorato le cose. In 14 dei 22 distretti dello stato di Haryana, vicino Nuova Delhi, le connessioni sono state sospese per tutto il giorno, mentre la stessa sorte è toccata ad altri distretti nei pressi della capitale. Il ministro degli Interni ha giustificato la decisione con la necessità di “mantenere la pubblica sicurezza ed evitare situazione di emergenza”. Tradotto, si è voluto togliere ai manifestanti agricoli il modo di parlarsi, organizzarsi e coordinarsi attraverso il web. E questo ha suscitato indignazione un po’ in tutto il mondo, con tanto di scaramucce tra alcune figure internazionali illustri e il governo indiano. La cantante statunitense Rihanna con un tweet ha acceso i riflettori sulle tensioni in India, di fatto prendendo le parti dei contadini. In poche ore altre personalità illustri come Greta Thunberg hanno fatto lo stesso. Il ministero degli Esteri di Nuova Delhi, in risposta, ha diffuso una nota di accusa di “sensazionalismo”.

Quella di sospendere internet non è una mossa inedita da parte delle istituzioni indiane. Nel 2019 era successa la stessa cosa nella regione del Kashmir, dopo che nella nuova costituzione veniva limitata la sua autonomia. Sempre quell’anno lo stesso blocco dell’accesso al web aveva riguardato alcune aree di Nuova Delhi, mentre andavano in scena le proteste per una nuova legge sulla sicurezza considerata discriminatoria. Secondo l’Internet shutdown tracker, che monitora i blocchi nell’accesso a internet, solo nel 2019 ci sono stati ben 95 tagli alla rete in India. Una pratica che non si è limitata a quell’anno, come mostrano i fatti delle scorse ore, e che sta contribuendo a far precipitare il paese nelle classifiche globali sulla qualità della democrazia. Dal 2014 a oggi, l’India è passata dal 27esimo al 41esimo posto nel Democracy index.

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