Ecuador, vittoria storica degli indigeni Waorani contro il petrolio. Le loro terre sono salve

Gli indigeni Waorani hanno portato in tribunale il governo dell’Ecuador che voleva vendere 200mila ettari di Amazzonia all’industria petrolifera. Hanno vinto creando un precedente storico per i diritti di tutti i popoli indigeni.

“Camminiamo delicatamente sulle orme dei nostri antenati. Non vi permetteremo di entrare nella nostra terra”. Sono le chiare parole cantate a gran voce dalle donne del popolo indigeno Waorani, quando si sono ritrovate a combattere contro i giganti del petrolio che volevano appropriarsi e deturpare la foresta che chiamano casa da secoli – l’Amazzonia ecuadoriana. Una promessa che si è avverata, perché ora nessuno potrà entrare nei loro territori. La popolazione indigena Waorani si è battuta portando in tribunale il governo, e ha vinto in una sentenza storica.

Gli interessi per il petrolio del governo non hanno più valore dei nostri diritti, delle nostre foreste, delle nostre vite.Popolo indigeno Waorani

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Salvi dal petrolio 200mila ettari di Amazzonia in Ecuador

Il popolo Waorani ha infatti deciso di fare causa al governo dell’Ecuador, più precisamente a tre suoi enti: il ministero dell’Ambiente, il ministero dell’Energia e delle risorse naturali non rinnovabili e il segretariato degli Idrocarburi, in quanto non hanno consultato in maniera adeguata la comunità nativa prima di mettere in vendita il loro territorio, un’area di oltre 200mila ettari all’interno dell’Amazzonia ecuadoriana, e aprirlo alle esplorazioni petrolifere.

Amazzonia ecuadoriana vista dal cielo
L’estrazione di combustibili fossili è un’attività che ha oramai raggiunto aree remote ad elevata diversità biologica e culturale, come l’Amazzonia occidentale © Territori delle diversità ecologiche e culturali

La tribù ha accusato il governo di aver violato i loro diritti e, durante l’udienza che si è tenuta il 26 aprile nella città di Puyo, nella provincia del Pastaza, il tribunale ha deciso di esprimersi in loro favore. “Oggi il tribunale riconosce che il popolo Waorani, e tutti i popoli indigeni, hanno dei diritti sui loro territori che devono essere rispettati”, ha commentato la vittoria Nemonte Nenquimo, rappresentante del popolo Waorani. La sentenza ha effetto immediato e sospende qualsiasi possibilità di vendere le terre della comunità alle esplorazioni petrolifere e, soprattutto, rappresenta un precedente importantissimo per altre comunità indigene in Amazzonia che lottano per tenere il petrolio fuori dai propri territori.

Una lunga battaglia contro il petrolio nell’Amazzionia dell’Ecuador

La vicenda è iniziata nel 2012, quando il governo ha deciso di aprire tre milioni di ettari di Amazzonia alle esplorazioni. Quest’area incontaminata di foresta pluviale primaria, che non conosce impatto antropico ed è casa di un’incredibile diversità di specie animali e vegetali nonché delle popolazioni indigene, è stata così divisa in sedici “blocchi petroliferi” da vendere in un’asta internazionale, tra cui il blocco 22, dove vivono i Waorani.

Non riconosciamo quello che il governo chiama blocco 22. La nostra terra, la nostra foresta, non è un blocco petrolifero. È la nostra vita.Popolo indigeno Waorani

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Fortunatamente, in quell’anno l’asta non è andata a buon fine e i blocchi non sono stati venduti. I progetti petroliferi del governo, però, non sono sfumati, ma hanno dato tempo alle comunità locali di prepararsi a un possibile nuovo round di battaglia. Così, quando il governo è tornato all’attacco nel 2018 annunciando nuovi piani per mettere in vendita milioni di ettari all’industria petrolifera, i Waorani erano pronti.

Per il governo, la vendita della nostra terra era una decisione già presa. Non sono venuti a consultarsi. Sono venuti per convincerci a firmare un pezzo di carta. Ma noi sappiamo di avere dei diritti, e siamo pronti a difenderli.Popolo indigeno Waorani

Una mappa che mostra la connessione dei Waorani con la vita nella foresta

Così, dal 2015 al 2018 i membri del popolo Waorani, dai più giovani ai più anziani, hanno iniziato a monitorare tutto il territorio per documentare la complessa vita che quest’area ospita. Il loro lavoro, realizzato grazie all’uso di gps, trappole fotografiche, droni e un programma di mappatura che gli ha permesso di lavorare anche offline, ha dato vita a una mappa che mostra tutte le connessioni tra le forme di vita e la terra. Quello che differenzia questa “mappa viva” da quelle solitamente fornite dall’industria del petrolio, che mostrano soltanto i depositi di petrolio e i fiumi principali, è che racconta la storia della relazione dei popoli indigeni con ogni pianta, albero, fonte d’acqua e animale.

Leggi anche: Gli indigeni sono la chiave per proteggere più di un quarto della superficie mondiale

 

 

 

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La battaglia delle donne Waorani

Non appena la comunità ha appreso la notizia dei piani di perforazioni petrolifere, ha deciso di andare per vie legali: il 27 febbraio 200 membri della comunità hanno marciato a Puyo per intentare una causa contro il governo. Ad aprile, il processo in tribunale. 50 testimoni della comunità Waorani vi hanno preso parte presentando le prove di come la consultazione del 2012 non abbia rispettato gli standard legali e portando quindi i giudici a decidere per la loro vittoria. Ad esempio, il governo ha principalmente presentato i benefici economici del petrolio, senza spiegare le conseguenze, anche ambientali, dell’estrazione nei loro territori. In più, c’era l’aspetto delle barriere linguistiche, in quanto molti concetti non sono stati tradotti nella lingua nativa o spiegati solo sommariamente. Ed è proprio per queste barriere linguistiche che le donne sono le vere protagoniste della battaglia, che hanno viaggiato nel cuore della foresta per raggiungere la città e dar voce alla loro comunità.

Le donne non vogliono più estrazioni petrolifere e minerarie. Sono le donne che  si prendono cura dei bambini e della terra, quindi dovrebbero essere loro a prendere queste decisioni.Nina Gualinga, attivista Waorani

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I diritti dei popoli indigeni

Le comunità indigene devono essere consultate prima di ogni progetto estrattivo programmato all’interno, o vicino, ai loro territori, secondo la legge nazionale e internazionale. È quello che viene descritto come consenso previo, libero e informato dei popoli indigeni, che dà alle popolazioni locali il diritto di garantire, modificare, negare e ritirare l’approvazione delle attività nei loro territori. Questo, oltre a tutelare i loro diritti, conserva anche una conoscenza antica e un legame profondo, relazioni uniche che queste popolazioni hanno con i propri territori, rendendoli i migliori guardiani dell’ambiente in cui vivono in armonia, tutelandolo, da generazioni.

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