Best practice

Jason Swinscoe: Cinematic Orchestra, il sogno si fa musica

Presenti al soundcheck della prima data del suo breve tour italiano, abbiamo incontrato Jason Swinscoe, fondatore della Cinematic Orchestra e persona molto attenta ai temi della sostenibilità.

Il 10 giugno la Cinematic Orchestra era all’Auditorium di Roma per
la prima data del suo breve tour italiano. La band inglese che ha
saputo fondere musica elettronica onirica, suggestioni
cinematografiche e dimensione live orchestrale era molto attesa
nella Capitale, città nella quale è tornata a suonare
dopo quasi dieci anni di assenza. La Cinematic Orchestra ha
recentemente collaborato anche con la Disney Nature per alcuni
documentari ed è già al lavoro sul nuovo disco che
uscirà, se tutto va bene, il prossimo anno. Ecco cosa ci ha
raccontato Jason Swinscoe, creatore di questo sfaccettato
progetto.

Ascolta 

Con la Cinematic Orchestra proponi una colonna sonora immaginaria.
Qual è l’importanza di suono e immagine nella tua
vita?

Direi che sono molto importanti. Sono probabilmente le due
cose più importanti della mia vita. Ho studiato visual arts
dal 1990 al 1993 e durante quel periodo stavo anche mettendo su una
specie di band, ma tenevo le due cose separate. Ed è stato
così fin tanto che non ho iniziato il mio progetto solista
dal nome “Cinematic Orchestra”. A quel punto è diventato
naturale che le due cose si sposassero, senza nessuna forzatura. Ho
iniziato a scrivere musica influenzata da jazz e da vecchie colonne
sonore. I miei punti di riferimento erano John Coltrane e Bernard
Herrmann. La musica è pian piano cresciuta dentro di me in
modo naturale e organico, prendendo sempre di più la forma
classica dei brani pop o rock, ma la loro lunghezza era maggiore.
Avevo il desiderio di trovare una narrativa, un modo di raccontarla
dentro parametri musicali strumentali. Per un lungo periodo di
tempo scrivevo delle suite, con tre o quattro sezioni diverse per
ogni pezzo. Per esempio ‘Night of the Iguana’ sul mio primo disco
“Motion” è un pezzo di tredici minuti diviso in più
parti: questo mi ha permesso di sviluppare una narrativa musicale
in grado di evocare emozioni e permettere all’ascoltatore di avere
suggestioni, creare un proprio mondo immaginario come nei film.
Tutto questo, lo ripeto, è stato il modo naturale di far
convivere le due forme artistiche.

Cosa vuoi trasmettere alla gente con la tua
musica?

Vorrei trasmettere apertura, onestà, emozione, o meglio
un sacco di emozioni e anche dare la possibilità a qualcuno
di vivere una mia esperienza come propria. La mia musica diventa
così una specie di dono. Io non scrivo per me stesso, scrivo
musica per la gente. Il suono è il linguaggio che è
dentro di me, il modo attraverso il quale esprimo le mie idee, e
che a un certo punto ho preferito rispetto alle arti visive. Dentro
ognuno di noi c’è sempre una forma espressiva che prende una
posizione più forte. Durante gli anni ho compreso che la
musica aveva ed ha una maggiore risonanza dentro di me.

Il brano più noto dei Cinematic Orchestra si
intitola ‘To build a home’. Come costruiresti la tua casa
sostenibile?

Come la costruirei? Be’ probabilmente sarebbe con pannelli
solari, avrebbe grandi contenitori d’acqua per raccogliere la
pioggia. Inoltre mangerei, ed è una cosa che io e la mia
famiglia stiamo veramente provando a fare, i prodotti locali:
insomma niente acqua, frutta e verdura importate. Da qualche anno
vivo a New York. Lì c’è un movimento che si chiama
‘Locavores’ e che promuove la sostenibilità
nell’alimentazione rivolgendosi ad aziende agricole nella campagna
circostante a New York e favorendo i prodotti locali. Questo
movimento ha assunto proporzioni rilevanti: noi ci crediamo molto,
pensiamo che sia una cosa importante.

Costruire una casa può voler dire costruire un mondo
nuovo. Su quali fondamenta si deve basare secondo te il futuro
più prossimo?

Coltivare l’educazione e la consapevolezza sin da quando si
è bambini a livello globale per contrastare la visione
strettamente aziendale e per permettere la localizzazione. Questo
è un qualcosa che fa parte della storia dell’uomo: le
generazioni passate vivevano di risorse locali e quindi non sarebbe
altro che un piccolo ritorno al passato. Per essere sostenibili la
chiave è l’educazione.

Articoli correlati