L’Italia è soddisfatta dalla Cop28, ma non per i motivi che si possono immaginare

Attraverso il ministro Pichetto, l’Italia alla Cop28 si è definita soddisfatta dei risultati raggiunti, ma parlando di fossile, biocarburanti e nucleare.

  • Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto si è detto soddisfatto per il compromesso bilanciato trovato nell’accordo finale alla Cop28.
  • Oltre alla decarbonizzazione però ha riconosciuto il ruolo transitorio del fossile, e sottolineato la presenza nel testo dei riferimenti a biocombustibili, nucleare e idrogeno.
  • La chiave per leggere la posizione italiana sono gli investimenti in corso da parte del governo, che insiste ancora sui oil&gas e punta sull’atomo.

L’Italia alla Cop28, la conferenza delle parti sul clima, può definirsi “soddisfatta per un compromesso bilanciato e accettabile per questa fase storica, caratterizzata da forti tensioni internazionali che pesano sul processo di transizione”. Sono le parole cui il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ha affidato l’incipit di un lungo comunicato, diffuso ieri pochi minuti dopo l’annuncio dell’accordo finale raggiunto a Dubai. Solo che la lettura del resto di quella nota, ben presto, ha destato una certa perplessità tra alcuni degli osservatori più attenti, dal momento che, esaurito il passaggio in cui il ministro si felicita per il fatto che “nell’intesa abbiamo per la prima volta un linguaggio comune sulla fuoruscita dai combustibili fossili, per le emissioni zero nette al 2050″, e ricordato (va dato atto) che l’Italia è stata tra i più generosi contributori del fondo loss and damage con 100 milioni, gli altri motivi di soddisfazione dell’Italia alla Cop28 sembrano esattamente quelli opposti alla via per una decarbonizzazione spinta.

Sono tre, in particolare, i passaggi più controversi del bilancio fatto dal ministro Pichetto sull’Italia alla Cop28: innanzitutto la soddisfazione per il fatto che il testo finale del Global Stocktake riconoscerebbe ‘il ruolo transitorio dei combustibili fossili’ e dei ‘combustibili di transizione’. Ha lasciato perplesso qualcuno poi anche il riferimento ai biocombustibili, visto che la parola in realtà non è presente nel testo finale. Allo stesso modo, Pichetto afferma che “tra i tanti risultati apprezzabili vi è il riconoscimento di un ruolo chiave per il nucleare e l’idrogeno”.

Riconoscimento che, per moltissimi, in realtà non c’è: il testo “relega queste opzioni a un generico ruolo e, soprattutto, secondario rispetto ai chiari e forti impegni su rinnovabili, efficienza energetica e batterie, che il testo sottolinea esplicitamente come le tecnologie chiave, quelle più economiche e disponibili oggi” controbatte Angelo Bonelli, di Europa Verde. “Non si capisce che testo abbia letto il ministro, quando alla COP28 il nucleare, pur menzionato nel testo finale, è stato un tema del tutto marginale” ribadisce Annalisa Corrado, responsabile Ambiente del Partito democratico. Ma allora, perché Pichetto ha parlato in questo modo, sottolineando la soddisfazione dell’Italia alla Cop28?

Perché l’Italia alla Cop28 si è detta soddisfatta

Alla Camera qualcuno, giocando sul fatto che il ministro italiano sia stato l’unico tra i leader a prendere la parola in italiano nel corso della Cop28, gli ha regalato pubblicamente un dizionario italiano-inglese, ipotizzando problemi di traduzione. Ma no, la soddisfazione di Pichetto non è legata a una scarsa conoscenza dell’inglese, lingua in cui è stata redatto l’accordo finale. Il motivo è che l’attuale strategia energetica ed economica fa sì che l’Italia alla Cop28 abbia avuto gioco anche nel portare avanti proprio quelle istanze. A spiegarsi meglio, qualche ora più tardi, è stato lo stesso ministro Pichetto.

Per quanto riguarda il tema del ruolo transitorio dei combustibili fossili, è l’accordo stesso che si presta a libere interpretazioni: il transition away è una vittoria per i più prudenti, almeno viste le premesse iniziali, ma anche una parziale delusione per chi chiedeva di accelerare di più e di puntare al phase out, ovvero l’uscita netta dalle fossili, come Antonio Guterres. A nostra domanda specifica sul fatto che il segretario generale delle Nazioni Unite non fosse particolarmente contento dell’accordo, Pichetto ha spiegato chiaramente che “nel momento in cui c’è un accordo tra posizioni molto distanti, io credo che ci stia la completa soddisfazione, la moderata soddisfazione e anche la moderata insoddisfazione di qualcuno: lo trovo del tutto naturale”.

Le fonti fossili nella transizione verso il 2050

In questo caso, i motivi della soddisfazione italiana sono dettati dal fatto che l’Italia, accanto a interventi importanti programmati sulle rinnovabili, in realtà non solo è ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili, in particolare il gas, ma ne sta anche implementando approvvigionamenti ed estrazioni: a livello internazionale, c’è il progetto di fare dell’Italia l’hub energetico del Mediterraneo attraverso accordi di fornitura di gas con i paesi nordafricani, su cui si basa anche il Piano Mattei per l’Africa (vedi gli accordi più recenti con Algeria e Tunisia), e i contratti stipulati da Eni in Qatar per conferire 1,5 miliardi di metri cubi anno di gas liquido fino al 2053. Sul piano interno, invece, va segnalata la recentissima riapertura delle trivellazioni in luoghi ambientalmente delicati come nel golfo di Napoli, di Sorrento, di Venezia, nelle isole Egadi, o la prevista realizzazione di nuovi rigassificatori a Gioia Tauro e Porto Empedocle (entrambe le cose sono contenute nel decreto Energia varato lo scorso 27 novembre). Investimenti che oggettivamente rendono per l’talia, in questo momento, più desiderabile un transition away che un phase out.

 

La battaglia italiana sui biocombustibili

Per quanto riguarda i biocombustibili, nell’equilibrismo dialettico che regge l’impalcatura del testo finale, Pichetto ritrova come fondamentale la menzione delle low emissions, (l’accordo parla in realtà di zero and low carbon fuels) un cappello sotto il quale secondo Pichetto, implicitamente, “viene riconosciuto quello che è anche un interesse nazionale per l’Italia, che sono i biocarburanti: questo è uno degli elementi di soddisfazione perché dà una serie di contenuti a un percorso”.

Da tempo, già a partire dalla trattativa in sede europea sullo stop alla commercializzazione di veicoli alimentati da combustibili fossili entro il 2035, l’Italia spinge per inserire tra quelli virtuosi i biocombustibili (che si ottengono dalle biomasse, inclusi rifiuti e sottoprodotti, e possono avere anche forma gassosa: un esempio è rappresentato dal biometano, già presente in alcuni punti di rifornimento in Italia) perché più avanti nella produzione. Il punto è capire quanto i biocombustibili abbiano effettivamente basse emissioni, in termini di impatto sul suolo, sulla natura, sulla biodiversità e sui sistemi alimentari.

Il nuovo nucleare strategico per l’Italia

Infine, il nucleare. Il testo finale della Cop28 non menziona in alcun modo un ruolo chiave per nucleare e idrogeno, come affermato dal ministro, ma rilega queste opzioni a un generico ruolo secondario rispetto ai chiari e forti impegni su rinnovabili, efficienza energetica e batterie, che il testo sottolinea esplicitamente come le tecnologie chiave, quelle più economiche e disponibili oggi. L’attuale governo italiano però anche in questo caso si è già portato avanti con il lavoro per la reintroduzione del nucleare. “Chiaramente l’obiettivo finale è la fusione, alla quale noi partecipiamo sia con Iter (l’International thermonuclear experimental reactor) in Francia, sia negli Stati Uniti, con un grande progetto al quale partecipano Eni e tante aziende italiane: ultimamente abbiamo commesse per miliardi” ha detto ieri Pichetto, evidenziando gli investimenti già fatti dall’Italia in questo senso.

nucleare green
Gas e nucleare sono già nella tassonomia europea, seppure a certe condizioni © Sean Gallup/Getty Images

Prima però c’è il nucleare di quarta generazione “che utilizza sistemi di raffreddamento diversi, addirittura le scorie: ci sarà una differenza abissale, pari a quella tra i treni a vapore e il motore a scoppio” ha spiegato il ministro dando un orizzonte temporale di dieci anni. L’Italia entro pochi mesi intende definire una propria strategia nazionale per il nucleare sostenibile, alla luce del lavoro che sta conducendo la piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile che è già al lavoro. Anche in questo caso, le aziende italiane sono in prima linea, su soluzioni che prevedono piccolo moduli, i cosiddetti Small modular reactors e gli Advanced modular reactors, gestiti da privati, e non più le tradizionali grandi centrali: “Faccio nomi e cognomi – ha detto Pichetto, sempre ieri: Edison ha già presentato una soluzione per un modulo”. Motivi validi perché il governo italiano valorizzi, quanto più possibile, la presenza di un riferimento all’energia nucleare nel testo finale della Cop28.

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