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Con un nuovo riconoscimento l’Italia ora vanta 54 siti Unesco. Ivrea, sede della storica dell’Olivetti, è un mirabile esempio di città industriale del Ventesimo secolo, un vanto per l’industria italiana.
La città di Ivrea è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dell’Unesco, diventando il 54esimo sito italiano e il quinto piemontese e riconfermando il nostro paese come quello che ospita più siti. Nominata città industriale del Ventesimo secolo, il riconoscimento celebra un’eccellenza industriale, quella di Adriano Olivetti, che già anni fa guardava al futuro pensando sì alla produzione ma anche, e soprattutto, a chi in azienda lavorava e viveva. Un esempio di successo di rivoluzione sociale avvenuta dall’interno, una bella storia italiana.
La storia di Ivrea, cittadina piemontese che conta oggi 23mila abitanti, è legata indissolubilmente alla Olivetti, l’azienda che dagli inizi del Novecento è stata il sogno del suo fondatore e di una comunità intera. Un’idea così innovativa di progettazione e produzione da modificare anche l’aspetto urbanistico e sociale della città. Infatti, Ivrea è diventata patrimonio Unesco perché ha rappresentato un modello atipico di città industriale moderna che si è presentata come risposta alternativa ai quesiti posti dal rapido evolversi dei processi di industrializzazione novecenteschi. Alla Olivetti, il cui slogan recita “Trasforma i sogni in soluzioni”, è dovuto gran parte di questo successo.
? BREAKING!
Just inscribed as @UNESCO #WorldHeritage Site: Ivrea, industrial city of the 20th century, #Italy??. Congratulations! ?
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— UNESCO (@UNESCO) 1 July 2018
Il modello presentato da Ivrea è assolutamente nuovo per il periodo. Dal 1930 alla morte di Adriano Olivetti nel 1960 prendono corpo le più avanzate riflessioni in campo industriale e socio-economico, architettonico e urbanistico. Tutto parte dall’idea di comunità abbinata all’azienda che porta con sé valori nuovi come quelli umani, ambientali e architettonici. Una rivoluzione, specialmente se pensiamo all’epoca in cui avviene questa trasformazione. Ma quali furono, concretamente, queste grandi novità?
Dal punto di vista architettonico, tutti gli edifici, impianti, abitazioni, servizi, percorsi e luoghi di ritrovo vennero pensati in modo armonico e funzionale e sono ancora oggi un esempio eccezionale della qualità della soluzione proposta e delle modalità di attuazione. Il modello di Città industriale del Ventesimo secolo ha il suo fulcro lungo l’asse di corso Jervis, dove hanno avuto luogo le più significative trasformazioni urbane e territoriali che videro coinvolti architetti e urbanisti con un disegno ampio di progettazione della città. Vennero progettate e costruite la mensa, i servizi sociali, l’asilo nido, le case del borgo Olivetti e del quartiere Castellamonte, i due Palazzi uffici, e l’Unità residenziale di Ivrea centro.
Ivrea si trova sulle rive della Dora Baltea ma anche a pochi chilometri dalle grandi montagne. Da qui si può partire per escursioni in vetta, non prima di aver visitato quello che offre la città. Qui in molti arrivano durante l’inverno per assistere alle varie manifestazioni organizzate durante il Carnevale storico di Ivrea, il cui culmine è sicuramente la battaglia delle arance, dove nell’ultima edizione si è “combattuto” con settemila agrumi.
Nella parte alta della città si trova il castello, risalente al 1350 circa, che Giosuè Carducci definì “dalle rossi torri”, al momento non è visitabile all’interno perché sono in corso delle ristrutturazioni ma è un punto da dove comunque si può ammirare un bel panorama. In una zona un po’ decentrata, dove si sviluppa l’area industriale della Olivetti, è da visitare la chiesa di San Bernardino con l’attiguo convento: davvero suggestivi gli affreschi che rappresentano una delle più importanti testimonianze rinascimentali del Piemonte. Il ciclo pittorico della Vita e Passione di Cristo realizzato da Gian Martino Spanzotti è formato da venti scene collocate attorno al grande riquadro della Crocifissione.
Ad Ivrea passano anche due tratti della via Francigena: il primo che va da Pont St. Martin a Ivrea (circa 30 chilometri), il secondo da Ivrea al comune di Roppolo (circa 35 chilometri). Sono entrambi percorsi non difficili e molto suggestivi, tra vigneti, strade di campagna, laghi, castelli e soprattutto tante chiese romaniche.
Sempre per chi ama stare all’aria aperta in mezzo alla natura, facendo pochi chilometri si arriva in una zona con cinque piccoli e graziosi laghetti, il più grande dei quali è il Sirio, un posto tranquillo dove trascorrere la domenica e dal quale partono alcune piacevoli passeggiate, adatte a tutta la famiglia.
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