Kylie Minogue si sposerà, ma solo dopo la legge sui matrimoni gay

Con il suo futuro marito, Kylie Minogue ha lanciato una campagna di solidarietà lgbt. La coppia si sposerà solo dopo l’introduzione del matrimonio egualitario in Australia.

La popstar Kylie Minogue e il suo fidanzato Joshua Sasse hanno annunciato di voler convolare a nozze a Melbourne, ma non lo faranno fin quando in Australia non sarà passata la legge sui matrimoni gay. La coppia ha avviato la campagna di solidarietà Say ‘I Do’ Down Under in sostegno della comunità omosessuale australiana, coinvolgendo anche altri artisti come la regina del country Dolly Parton e il leader degli Scissor Sisters, Jake Shears.

 

Joshua Sasse e Dolly Parton insieme per la campagna Say 'I Do' Down Under
Kylie Minogue con Joshua Sasse e Dolly Parton

 

Kylie Minogue, da sempre un’icona gay, sta spingendo a suon di tweet il progetto ideato dal compagno che, oltre ad essere un attore e produttore televisivo, è anche un attivista per i diritti lgbt. Sasse ha detto di essersi stupito quando ha scoperto che il matrimonio egualitario in Australia è ancora illegale. “Non capisco come mai a qualsiasi livello, morale, religioso o altro,  io ho il diritto di sposare la persona che amo e qualcun altro no a causa del proprio orientamento sessuale”, ha dichiarato il 28enne inglese.

 

Manifestazione di australiani per la legalizzazione dei matrimoni gay. Foto di Don Arnold/Getty Images
Manifestazione di australiani per la legalizzazione dei matrimoni gay. Foto di Don Arnold/Getty Images

 

Nessuna sorpresa per Kyle Minogue, invece, che in passato ha già definito il suo paese “arretrato” per quanto riguarda la legislazione dei matrimoni egualitari. Se l’Australia è uno degli ultimi paesi occidentali a non consentirli, l’obiettivo della campagna Say ‘I Do’ Down Under è arrivare a una legge sui matrimoni gay insieme alle organizzazioni di australians 4 equality. Senza, tuttavia, dover passare attraverso la proposta di referendum – previsto l’11 febbraio 2017 – dell’attuale primo ministro Malcolm Turnbull che sta già dividendo l’opinione pubblica.

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