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Il “teismo” nasce in Giappone nel xv secolo come religione estetica, in esso vengono racchiusi i principi della purezza, dell’armonia
I fondamenti del teismo risalgono al rituale dei monaci Zen che bevevano
a turno dalla stessa ciotola davanti all’immagine di Budda. Da
allora la bevanda è diventata un pretesto per praticare il
culto della purezza e della raffinatezza. Una sacra funzione
durante la quale ospite e invitato si uniscono per vivere un
momento di massima beatitudine terrena.
L’architettura d’interni giapponese, famosa per la sua
semplicità e il suo minimalismo, ha origine proprio dalla
casa del tè e nel tempio zen.
Con la nascita della cerimonia ogni casa aveva una stanza dedicata
al rito, inizialmente era una parte del soggiorno isolata da
paraventi, in seguito si distaccò dal resto della casa.
La scelta di situare la casa del tè nel giardino non
è casuale. Non doveva essere separata dalla natura, ma
doveva essere in comunione con essa.
Il sentiero che conduce alla casa è chiamato roji. Si tratta
di una successioni di sassi a lastra distanziati di un passo l’uno
dall’altro. Questo sentiero svolge una funzione molto importante:
ha il potere di spezzare i legami con il mondo esterno, creando
così una fresca sensazione in grado di predisporre al pieno
godimento estetico che si raggiungerà nella stanza del
tè.
Prima di accedere alla stanza bisogna passare dalla mizuya,
l’anticamera dove vengono lavati gli utensili necessari alla
celebrazione del rito.
Una volta giunti nella stanza ciò che colpisce è il
suo aspetto poco appariscente, quasi vuoto. I materiali con cui
è costruita devono dare l’impressione di una raffinata
povertà. Ma è solamente un’impressione poiché
pare che per costruire la casa del tè siano necessari
più soldi di quanti non ne servano per un’abitazione normale
soprattutto a causa dei materiali, che vanno scelti con particolare
cura.
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Anna Volpicelli
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