Lungo le strade del torrone in Sardegna

Sulle tavole durante le feste, il torrone in Sardegna è prodotto in località immerse in una natura selvaggia e incontaminata che meritano una visita. Un itinerario per scoprirle.

Il torrone in Sardegna è un dolce tipico, lo si trova in qualsiasi festa patronale dell’isola e per la sua ottima qualità è conosciuto ed esportato non solo in tutta Italia ma nel mondo. Sulle tavole durante le feste natalizie, è prodotto per la maggior parte in tre località della Sardegna meno conosciuta, quella aspra e selvaggia meno battuta dai turisti, dove risiede però il vero cuore dell’isola e sono ancora vive tradizioni non solo culinarie ma anche culturali.

Per conoscere questi angoli di Sardegna si può percorrere un itinerario breve ma intenso che tocca i maggiori centri di produzione del torrone e avvicinarsi davvero alla natura dell’isola.

Torrone in Sardegna, un itinerario per scoprirlo

Questo intenso itinerario alla scoperta del torrone sardo è di circa 30 km ed è percorribile in bicicletta, anche se è necessario un buon allenamento per via dei continui saliscendi. Si parte da Tonara, sicuramente il centro più conosciuto per la produzione del tipico dolce, e si è circondati da boschi di noci e castagni. Le stesse noci che sono un ingrediente del torrone insieme a miele sardo e all’albume d’uovo (esiste anche la versione con le nocciole o le mandorle). Nel periodo pasquale si svolge la festa dedicata al torrone e vagando per il tranquillo paesino si notano le antiche case in pietra, con tipici balconi in legno. È possibile fare escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike, dal paese fino al massiccio del Gennargentu, e in particolare alla punta Mungianeddu, dove si può ammirare la vasta fauna.

 

le strade del torrone in sardegna
Le strade del torrone in Sardegna, uno scorcio in Barbagia © Alessandro Carboni/PhotoFVG/Corbis

 

Desulo è la seconda tappa, un antico borgo nel cuore delle montagne del Gennargentu, nelle zone circostanti si trova il nuraghe Ura ‘e Sole, il più alto di tutta la Sardegna, da visitare assolutamente. Da qui gli amanti del trekking partendo dalla Punta Lamarmora, la vetta più alta della Sardegna, possono arrivare ad ammirare il tacco calcareo di Genna Eragas. Tra poco invece, il 20 gennaio si festeggia San Sebastiano con una solenne messa e l’accensione di un grande falò, molto suggestivo.

 

Aritzo è l’ultima tappa di questo persorso tra i centri di produzione del torrone sardo ed è situata nel cuore della Barbagia di Belvì, ai piedi del Gennargentu. Sui monti di Aritzo si pratica, sin dai primi decenni del Novecento, quello che i paesani chiamano l’industria della neve. La neve, raccolta in casse foderate di paglia, veniva venduta nei mesi estivi. Nel paese si possono ancora ammirare i vecchi resti delle “domos de nie”, ossia le case della neve. Nell’alta valle del Rio Flumendosa, si può praticare la canoa e nelle vicinanze del paese si trova il Tacco di Texile, un roccione simile a un fungo di formazione calcarea-dolomitica.

Perché è così buono il torrone sardo

Durante questo pochi chilometri si incontrano vari produttori artigianali e non specializzati nella preparazione del torrone. Ma perché quello sardo è così buono? L’elemento caratterizzante del torrone sardo, rispetto a quello degli altri centri italiani, è il miele nelle sue tante qualità (millefiori, di corbezzolo o eucaliptus). Secondo la tradizione il miele viene fatto squagliare a fuoco lento all’interno de “su cheddargiu” (un paiolo in rame) posto su un fornello costruito in mattoni, detto “forredda”.

In seguito viene rimestato continuamente per quattro ore con gli albumi montati a neve. A fine cottura poi si aggiungono le mandorle tostate e pelate, le noci o le nocciole. Il tutto dev’essere posto all’interno di apposite cassette in legno coperte da carta oleata e lasciato raffreddare. Solo alla fine di questo processo il torrone è pronto per essere tagliato e servito. E poi degustato.

 

 

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