L’intimismo visionario dei Simbolisti

La mostra milanese attualmente in corso a Palazzo Reale accoglie sino al 5 giugno una selezione di 150 opere che illustrano gli itinerari europei del Simbolismo dalla Belle Époque alla Grande Guerra.

Un viaggio attraverso la pittura simbolista può a tutti gli effetti essere inteso come un percorso esplorativo lungo le pieghe più riposte della propria interiorità: fantasmi, allucinazioni, visioni, incubi, desideri, intuizioni e associazioni di idee assurgono qui al rango di protagonisti assoluti. Se è pur vero che ogni espressione artistica ci fornisce utili elementi di conoscenza in merito al nostro rapporto soggettivo con le immagini, nella pittura simbolista una simile vocazione viene enormemente accentuata da due caratteristiche dominanti e peculiari, quali l’intimismo e l’antirealismo.

 

Focalizzando la propria attenzione sulla percezione individuale del mondo invece che sui suoi tratti esteriori, i pittori simbolisti mirano a superare il naturalismo impressionistico (dal quale molti di essi provengono) trasfigurando la realtà circostante alla ricerca di nessi associativi ed intuitivi tra le cose, mediante allusioni, riferimenti mitologici o altri generi di corrispondenze –ora fluide, ora complesse– tra significante e significato: non è un caso che l’etimologia del termine “simbolo”, dal greco syn-ballein, cioè mettere insieme, rinvii esattamente a questo procedimento di libera associazione.

 

"La sirena" (1893) di Giulio Aristide Sartorio
“La sirena” (1893) di Giulio Aristide Sartorio

 

La mostra milanese attualmente in corso a Palazzo Reale Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra, accoglie sino al 5 giugno una selezione di 150 opere, distribuite in 24 sale su una superficie espositiva di complessivi 2000 mq, interamente dedicati a questo fecondo movimento artistico di transizione tra Ottocento e Novecento: per la prima volta in Italia si tenta di ricostruire l’esperienza simbolista da una prospettiva internazionale ed europea, evidenziando le interconnessioni e gli apporti specifici di ambienti eterogenei, quali ad esempio la Biennale di Venezia del primo Novecento (in particolare quella del 1907), la Secessione viennese e quella berlinese.

 

"Il peccato" (1908) di Franz von Stuck
“Il peccato” (1908) di Franz von Stuck

 

In occasione della mostra si è inoltre proceduto al restauro di varie opere, tra le quali l’Autoritratto di Arnold Böcklin, l’Eroica di Gaetano Previati e il polittico di Giulio Aristide Sartorio Le Vergini Savie e le Vergini Stolte. Atto di nascita ufficiale del simbolismo –pittorico e non– resta quel manifesto pubblicato nel 1886 su Le Figaro da Jean Moréas, i cui adepti elessero a propri numi tutelari poeti romantici quali Mallarmé e Baudelaire, mutuando da quest’ultimo l’immagine della natura come foresta di simboli enigmatici tutti da decifrare.

 

"Carezze (l'Arte)" (1896) di Fernand Khnopff
“Carezze (l’Arte)” (1896) di Fernand Khnopff

 

Ed effettivamente dal Romanticismo questi artisti ereditarono l’enfasi sul ruolo del poeta e sulla sua potenza creativa, nonché la tensione verso l’infinito e il respiro concettuale dell’idealismo, respingendone però le istanze pubbliche, civili e politico-rivoluzionarie. Un simile ripiegamento sull’interiorità costituì alla fine il movente primario della straordinaria modernità dei simbolisti, la cui arte anticipò l’interesse tipicamente novecentesco e psicanalitico sul fondamentale tema dell’inconscio. [Nell’immagine di copertina, “La morte di Orfeo” (1893) di Jean Delville].

 

"La Giovinezza" (1902) di Giorgio Kienerk
“La Giovinezza” (1902) di Giorgio Kienerk

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