Londra, attivisti di Extinction Rebellion chiedono alla Royal opera house di rinunciare ai soldi di Bp

Gli attivisti del movimento di disobbedienza per il clima hanno “occupato” Trafalgar square prima della proiezione di uno spettacolo della Royal opera house finanziata dal colosso del petrolio.

Romeo e Giulietta, la celebre opera di William Shakespeare, è diventata Petroleo e Fueliet. Ma cosa c’entra una delle più famose tragedie di tutti i tempi con il petrolio? Lo scorso 11 giugno gli attivisti di Extinction Rebellion (XR), movimento di disobbedienza per il clima nato a Londra nel 2018, hanno dato vita a una protesta di massa a Trafalgar square, prima della proiezione all’aperto del balletto ispirato a Romeo e Giulietta messo in scena dal Royal ballet della Royal opera house. Motivo della protesta è che l’iniziativa è sponsorizzata da Bp, il colosso britannico del settore petrolifero.

The Invisible Circus
The Invisible Circus, noto anche come la brigata ribelle rossa, è uno degli elementi più spettacolari delle proteste di Extinction Rebellion. I manifestanti hanno il volto dipinto di un bianco spettrale e sono vestiti di rosso rappresentare il sangue delle specie minacciate dai cambiamenti climatici, tra cui la nostra © Anthony Jarman/Extinction Rebellion

Via il petrolio dalla cultura

XR ha chiesto alla Royal opera house, uno dei più prestigiosi teatri d’opera del mondo, di rinunciare alla sponsorizzazione di Bp. “Bp cerca di migliorare la propria immagine sponsorizzando la cultura – si legge nel comunicato dell’associazione ambientalista – e le ricerche hanno dimostrato che questo approccio funziona”.

L’incoerenza del Regno Unito

L’obiettivo della protesta, che ha avuto luogo prima dello spettacolo senza disturbarne poi lo svolgimento per rispetto di pubblico e artisti, è evidenziare l’incoerenza del Regno Unito. Il governo britannico è stato infatti il primo al mondo a dichiarare lo stato di emergenza climatica, eppure, proprio nel cuore della capitale inglese, viene offerta grande visibilità ad una compagnia responsabile dello sfacelo ambientale in cui versa il pianeta che, sostengono gli attivisti, vuole utilizzare arte e cultura per ripulire la propria immagine.

 

Petroleo e Fueliet

Durante la protesta i manifestanti, oltre ad esporre manifesti e leggere un comunicato, hanno messo in scena la loro versione della tragedia di Shakespeare, Petroleo e Fueliet, appunto, ovvero la più grande tragedia del mondo. Centinaia di persone hanno manifestato in maniera pacifica, dando luogo a quella che sembra essere la più grande protesta di massa contro la sponsorizzazione di compagnie petrolifere mai vista. Molti attivisti erano vestiti di rosso, per simboleggiare lo spargimento di sangue e la distruzione ambientale causati da Bp.

Manifesto contro Bp esposto prima della proiezione del balletto Romeo e Giulietta
Extinction Rebellion ha contestato la Royal opera house per aver accettato denaro da uno dei principali responsabili dei cambiamenti climatici © Anthony Jarman/Extinction Rebellion

Il greenwashing di Bp

Secondo XR la compagnia petrolifera britannica, responsabile dell’1,5 per cento delle emissioni globali dal 1988 ad oggi e che ha in programma di investire 70 miliardi di dollari in esplorazioni petrolifere nei prossimi dieci anni, cerca di ottenere una legittimità sociale attraverso la sponsorizzazione della cultura. “Le nostre istituzioni culturali non possono più continuare a offrire visibilità a quelle organizzazioni che provocano devastazioni sul nostro pianeta”, si legge nella lettera che XR ha inviato agli amministratori della Royal opera house. Il Regno Unito, così come il resto del pianeta, è gravemente minacciato dagli effetti dei cambiamenti climatici, se si vuole avere una minima possibilità di mantenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei due gradi è necessario, evidenzia XR, “mantenere l’80 per cento delle riserve di petrolio conosciute nel terreno. È tempo che la Royal opera house si unisca a coloro che cercano di proteggere il nostro pianeta per questa e per le generazioni future, piuttosto che a coloro che lo distruggono a scopo di lucro”.

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