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manga e anime, patrimonio culturale del Giappone sono considerati forme d’arte di dignità pari a quella del cinema o delle arti figurative classiche.
In Italia, e più in generale in occidente, si è
portati a pensare che fumetti e cartoni animati siano poco
più che un passatempo per bambini. In Giappone, al
contrario, manga e anime, termini che indicano rispettivamente i
fumetti e i film animati, sono considerate forme d’arte di
dignità pari a quella del cinema o delle arti figurative
classiche.
Leggere manga di qualità o assistere alla proiezione di
anime d’autore ci permette di entrare in contatto con molti aspetti
della cultura giapponese principalmente per due ragioni. Innanzi
tutto, trattandosi di opere prettamente visive, si ha modo di
percepire il senso estetico dei giapponesi: la ricerca della linea
netta e perfetta, la semplificazione delle forme,
l’essenzialità del tratto, la rappresentazione non
strettamente realistica della realtà e i contrasti
accentuati tra i colori sono elementi che manga e anime condividono
con la tradizione degli antichi maestri realizzatori di stampe
(artisti come Hokusai), stile a sua volta derivato dagli ancora
più antichi canoni estetici della pittura taoista
cinese.
Oltre a quanto detto, manga e anime sono una via privilegiata per
apprendere informazioni sullo stile di vita, sulle abitudini e sul
patrimonio culturale del Giappone. La varietà degli
argomenti trattati dai fumetti (arti marziali, fantascienza,
orrore, leggende antiche, erotismo, situazioni comiche, storie di
vita quotidiana di lavoratori e adolescenti, guerre tra robot,
religione e quant’altro) ci dà l’opportunità di
tracciare un profilo a 360 gradi della società e
dell’immaginario giapponese. Se uno scontro tra robot giganti a
prima vista può sembrare solo un diversivo per bambini,
analizzandolo con uno sguardo critico e senza pregiudizi si
può capire come il senso dell’onore, l’accettazione del
sacrificio e il rispettare i precetti di un codice d’onore siano
caratteristiche proprie non solo dei supereroi dei fumetti ma anche
punti fermi di una società che, per quanto
occidentalizzatasi nell’ultimo mezzo secolo, è ancora
profondamente legata alla propria tradizione.
Daniele Cerra
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