Cooperazione internazionale

Grecia, il governo vuole costruire un muro galleggiante anti-migranti nel mare

Il governo conservatore della Grecia ha presentato un progetto che punta ad installare una barriera galleggiante anti-migranti nel mar Egeo.

Un muro lungo tre chilometri per “difendersi” dai migranti. Perché “tutti i mezzi sono utili per proteggere le frontiere nostre e dell’Europa”. Il governo della Grecia ha annunciato con queste parole la volontà di costruire una barriera, ma non sul proprio territorio, sulla scorta di quanto avviene ad esempio tra gli Stati Uniti e il Messico. No: il progetto è di costruire un muro galleggiante, sul mare.

Nelle isole greche 41mila richiedenti asilo in strutture dal 6.200 posti

L’iniziativa è stata annunciata dal governo di Atene alla fine del mese di gennaio. E conferma il cambiamento radicale di approccio dell’esecutivo greco sul tema dei flussi migratori, dopo gli anni del governo di sinistra di Alexis Tsipras.

Piccoli rifugiati nel campo di Moria a Lesbo. Foto di Milos Bicanski/Getty Images
Piccoli rifugiati nel campo di Moria a Lesbo, Grecia. © Milos Bicanski/Getty Images

La situazione sulle isole del mar Egeo è effettivamente insostenibile: secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono più di 41mila i richiedenti asilo che si trovano a Lesbo, Samos, Chios, Kos e Leros. Concentrati in campi che dovrebbero accogliere fino ad un massimo di 6.200 persone. “Soltanto nel centro di Moria, a Lesbos, nell’estate scorsa c’erano non più di 7mila persone. Oggi sono oltre 20mila. In condizioni sanitarie sempre più precarie, con conflitti che si moltiplicano sia tra migranti che con la popolazione locale”, ha spiegato al quotidiano Le Monde Epaminondas Farmakis, direttore dell’organizzazione non governativa HumanRights360.

Mezzo milione di euro per il muro anti-migranti

Proprio per le associazioni umanitarie, tuttavia, la soluzione è farsi carico a livello europeo del problema. Non respingere donne, uomini e bambini disperati. Invece, il governo greco vuole trasformare le proprie isole in delle fortezze. Per farlo, ha previsto di spendere mezzo milione di euro, tra progettazione, installazione e manutenzione del muro.

“La maggior parte dei rifugiati che arrivano sulle isole greche provengono da zone di guerra e non possono essere respinte, secondo la Convenzione di Ginevra”, ha ammonito Farmakis. Ma il progetto non suscita entusiasmo neppure tra i politici locali: il governatore dell’area settentrionale del mar Egeo, ha parlato di idea “ridicola. Vogliono costruire un muro galleggiante di tre chilometri quando la costa costa orientale di Lesbos ne misura 40!”.

Lesbo profughi incendio
I vigili al lavoro dopo l’incendio al campo profughi sull’isola di Lesbo © Louisa Gouliamaki/Afp/Getty Images

Il partito di opposizione Syriza: “Un regalo ai costruttori, non una soluzione”

Il premier conservatore Kyriakos Mitsotakis resta tuttavia convinto della necessità di operare un giro di vite. Dall’inizio del suo mandato, nel luglio 2019, ha d’altra parte già inviato 400 pattuglie della marina in più nel tratto di mare che separa la nazione europea dalla Turchia. Ha fatto approvare poi una nuova legge sul diritto d’asilo, che permette di aumentare la durata della detenzione per i richiedenti asilo e di accelerare i rimpatri.

Scelte che secondo il partito dell’ex primo ministro Tsipras, Syriza, sono degne della destra estrema: “Il muro galleggiante non sarà altro che un regalo alle imprese che lo costruiranno, non una soluzione”.

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