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Milano, cosa prevede Strade aperte, il progetto per ridurre l’uso dell’auto nella fase 2

Milano ha annunciato Strade aperte, uno dei progetti più ambiziosi d’Europa sulla mobilità. Obiettivo, ridurre l’uso dell’auto nella fase 2, incrementando piste ciclabili e aree pedonali. Fra i consensi, il tweet di Greta Thunberg.

Greta Thunberg, a poche ora dall’annuncio dato dal Guardian, elogia in un tweet l’ambizioso piano Strade aperte di Milano per la mobilità attiva, che prevede la riconversione di 35 chilometri di strade in piste ciclabili e aree pedonalizzate entro l’estate. Obiettivo: evitare che nella cosiddetta fase 2, quella in cui l’uso del trasporto pubblico, della metro, ma anche di altre forme di mobilità come il car sharing potrebbero essere sostituiti da un massiccio ritorno all’uso dell’auto privata. Una situazione che vedrebbe Milano e i suoi cittadini soffocati da traffico ed emissioni. E Greta non è l’unica a fare il tifo per l’ambiziosa iniziativa.

Il progetto Strade aperte potrebbe fare da modello

Interpellata dal Guardian, Janette Sadik-Khan, ex commissario per i trasporti di New York, ha già indicato Milano – un mese avanti rispetto ad altre grandi città del mondo nell’evoluzione della pandemia – come una delle città a cui guardare come modello per affrontare il problema mobilità nel post emergenza coronavirus. “Il piano di Milano è importante perché stabilisce un modello attuabile”.

Un modello che potrebbe rivelarsi “un’opportunità irripetibile – ha aggiunto Sadik-Khan – per ripensare il tessuto urbano delle nostre città”, dove le strade non sono più pensate solo per le auto, ma soprattutto per le persone, che potranno muoversi con più sicurezza. Ma la tendenza a contenere l’uso dell’auto nel post emergenza è diffusa un po’ ovunque. Nel Regno Unito, a Brighton, il lungomare è stato riaperto solo a pedoni e ciclisti dalle ore 8 alle 20. A Barnes, Londra, hanno ridotto la sede stradale per far spazio alla pedonalità e assicurare in una delle vie più frequentate per lo shopping la distanza sociale. Anche in Irlanda, a Dublino, spazi di carico e scarico al porto e parcheggi saranno sottratti alle auto con lo stesso obiettivo.

Via Dante a Milano con la vista sul Castello © Marco di Lauro/Getty Images
Via Dante a Milano con la vista sul Castello © Marco di Lauro/Getty Images

Milano, il piano contro la paralisi circolatoria

Milano è una delle città più inquinate d’Europa e, come tutta la Lombardia, anche una delle aree più colpite  dal Covid-19. Nella fase attuale dell’emergenza, il blocco delle attività ha ridotto di molto la congestione del traffico, diminuita dal 30 al 75 per cento. In assenza di traffico, con le aziende ferme e i riscaldamenti ormai spenti, anche il livello di emissioni è nettamente migliorato.

La fase 2 però potrebbe riportare la situazione al pre-emergenza. Anzi, potrebbe peggiorarla. Il rischio è che in una città in cui il 55 per cento dei cittadini fa normalmente ricorso ai mezzi pubblici per recarsi al lavoro, ci sia un forte ritorno all’uso dell’auto privata, identificata come un luogo privato e dunque più sicuro. E il piano Strade aperte, “a cui attualmente stiamo ancora lavorando”, come ci ha confermato Marco Granelli, assessore Mobilità e lavori pubblici di Milano, cerca proprio di rispondere a quella che si annuncia come una vera emergenza traffico.

bici traffico
Il piano Strade Aperte di Milano prevede un forte incremento di piste ciclabili e zone pedonalizzate e, contemporaneamente, una riduzione dell’uso dell’auto privata nella “fase 2” per evitare gli inevitabili problemi di traffico ed emissioni. . © DERMOT CONLAN/Dermot Conlan/PPSOP/Corbis

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Strade aperte, si comincia da corso Buenos Aires

Milano ha annunciato la trasformazione di 35 chilometri di sede stradale in piste ciclabili e spazi dedicati alla pedonalità. Il piano Strade aperte, annunciato martedì, comprende infatti la realizzazione, anche temporanea, di piste ciclabili realizzabili in poco tempo e a basso costo, insieme all’ampliamento o alla nuova realizzazione di marciapiedi, l’ampio ricorso a Zone 30 per limitare la velocità delle auto e in genere la creazione di aree dedicate a pedoni, ai ciclisti e alla micromobilità. Secondo le anticipazioni i cantieri del progetto Strade aperte potrebbero aprire già prima dell’estate, a cominciare da un tratto di 8 chilometri di corso Buenos Aires – una delle strade dello shopping più importanti della città – con la creazione di nuova pista ciclabile e un ampliamento dei marciapiedi.

“Dovremmo accettare che per mesi o forse un anno ci sarà una nuova normalità e dobbiamo creare le condizioni per vivere questa nuova normalità per tutti”, ha dichiarato Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica, al verde e all’agricoltura. “Prima dell’emergenza stavamo lavorando alla Milano del 2030, ora l’obiettivo è il 2020, perché più che al futuro, dobbiamo pensare al presente”.

Milano sospende i servizi di condivisione di mezzi di micromobilità elettrica. Foto Sean Gallup/Getty Images
Mentre nel post emergenza il car sharing potrebbe attraversare una fase di stop, i servizi di condivisione di mezzi di micromobilità elettrica si annunciano come una valida alternativa all’auto privata, almeno nelle grandi città. Foto Sean Gallup/Getty Images

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Quali gli scenari della mobilità nel post emergenza Covid-19

La soluzione di Milano potrebbe essere presto imitata da molte città. La mobilità è infatti uno degli aspetti che più di altri vedranno grandi trasformazioni, a partire dalla fase 2 e per un periodo che si annuncia molto lungo. I possibili scenari? Fondamentalmente due. Il primo è quello in cui superata l’emergenza l’auto tornerà ad essere il sistema di trasporto più sicuro. Una sorta di bolla pedonale, l’estensione dell’habitat domestico. Una barriera fisica e un filtro verso l’esterno che potrebbe proteggere le persone dal rischio di ulteriori contagi. Il ritorno all’uso dell’auto privata almeno nelle grandi città potrebbe rallentare forme di condivisione come il car sharing, che per ovvie ragioni sanitarie e di contatto vivrà quasi certamente un periodo di forte ridimensionamento.

In uno scenario in cui l’uso del trasporto pubblico locale sarà fortemente ridotto, sia a causa del mantenimento delle restrizioni, sia a causa della sfiducia della popolazione, come si appresta a fare Milano servirà in tutte le grandi città un piano per lo sviluppo e il sostegno della cosiddetta mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità) e della micromobilità, con la creazione di corsie dedicate sulle principali direttrici urbane di accesso. Anche un ripensamento dell’intermodalità, insieme a un incremento del mercato dell’ebike e dei servizi di bike sharing – che dovranno essere sostenuti con maggiori incentivi e agevolazioni – potrebbero aiutare a sfruttare il post emergenza per valorizzare una nuova mobilità alternativa, proprio come richiesto al governo nei giorni scorsi dalla Fiab, la Federazione italiana ambiente e bicicletta, di concerto con molte altre associazioni ambientaliste.

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