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I materiali di recupero diventano un’installazione di architettura sostenibile al Fuorisalone di Milano, che ospiterà un progetto di Yona Friedman in collaborazione con Conai.
I materiali da imballaggio che usiamo e ricicliamo ogni giorno diventano un’opera d’arte. Accade in questi giorni durante la Milano Design Week (17-22 aprile), grazie all’installazione site specific (specifica per un luogo) Meuble Plus, pensata dal famoso architetto “utopista” Yona Friedman e posizionata in uno dei i luoghi strategici del Fuorisalone milanese.
Nel cortile del Materials Village allestito da Material ConneXion® Italia presso il Super Design Show al Superstudio Più di Via Tortona è infatti già possibile visitare l’opera progettata dal 94enne designer e urbanista ungherese, che si è personalmente recato a Milano per l’occasione.
L’installazione, che riproduce con lattine, bottiglie e materiali di recupero un ambiente urbano, è stata curata dal critico d’arte Maurizio Bortolotti e realizzata grazie alla collaborazione di Conai (Consorzio nazionale imballaggi), che è partner del Materials Village e della mostra contestuale Smart City: Materials, Technology and People (17 aprile – 12 maggio).
Protagonisti dell’opera sono, dunque, plastica, acciaio, alluminio, carta e cartone, legno e vetro che diventano metafora di un’architettura sociale, attenta al riutilizzo e al ciclo di vita dei materiali. Materiali che sono al centro di tanti progetti di recupero e riciclo dei consorzi Conai e che vengono qui utilizzati proprio per dare forma ad alcuni dei temi architettonici più cari a Friedman, da sempre impegnato a favore della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.
Già nei primi anni Settanta l’architetto ebreo aveva teorizzato e sostenuto il concetto del riuso dei materiali, capaci di rimodellarsi potenzialmente all’infinito, per costruire e ricostruire l’ambiente e gli spazi della collettività. Un atteggiamento volto a minimizzare gli sprechi di materie prime e a sostenere il valore del riuso dei materiali, in sintonia con la sua idea base di un’architettura capace di rispondere alle esigenze primarie delle persone, in armonia con la propria comunità (“architettura di sopravvivenza”).
Una visione che è diventata riferimento e spunto per molte generazioni di architetti e che è statta pubblicamente raccontata in più occasioni, come nel 2016 al Serpentine di Londra con la sua Summer House o con l’arazzo di sassi No Man’s Land realizzata in Abruzzo.
Imperdibile, dunque, quest’occasione di vedere la sua pionieristica idea di architettura sostenibile prendere nuovamente forma, al Materials Village 2018 di Milano.
Nato nel 1998 Conai è un ente privato e senza fini di lucro, che si occupa di recupero e riciclo di materiali da imballaggio, quali acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Costituito da circa 900.000 imprese, produttori e utilizzatori di imballaggi, in questi suoi primi vent’anni, il consorzio ha raccolto e avviato al riciclo più di 50 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, con una ricaduta positiva, oltre che sull’ambiente (40 milioni di tonnellate di CO2 in meno nell’atmosfera), anche sull’economia nazionale e sull’occupazione.
Se nel 1998 si recuperava solo 1 imballaggio su 3 nel 2016 se ne sono recuperati 3 su 4, a beneficio di tutti i soggetti coinvolti: dalle imprese, alla pubblica amministrazione e, naturalmente, i singoli cittadini.
Un operato in costante miglioramento e tale da far sì che, dal 2012, Conai diventasse membro del Consiglio Nazionale della Green Economy.
Nello specifico Conai indirizza l’attività di recupero dei 6 consorzi dei materiali: acciaio (Ricrea), alluminio (Cial), carta/cartone (Comieco), legno (Rilegno), plastica (Corepla), vetro (Coreve). Compito di ciascuno di questi consorzi è, a sua volta, coordinare e far progredire le operazioni di ritiro e raccolta dei rifiuti che gli competono e promuovere la ricerca e l’innovazione tecnologica, finalizzata a un progresso nelle attività stesse di recupero.
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