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Lanciata una vasta operazione militare da parte delle forze irachene e internazionali. Obiettivo: riprendere la città di Mosul, dal 2014 in mano all’Isis.
Nella notte tra domenica 16 e lunedì 17 ottobre, il primo ministro iracheno Haidar Al-Abadi ha annunciato alla tv nazionale la decisione di lanciare un’offensiva militare con l’obiettivo di riprendere la città di Mosul, occupata dall’Isis dal giugno del 2014.
All’epoca, il centro a maggioranza sunnita era stato conquistato dallo Stato Islamico con una relativa facilità, in parte a causa della diffidenza della popolazione locale nei confronti delle forze di sicurezza irachene, dominate dagli sciiti. Dopo l’ingresso in città, il leader integralista Abu Bakr al-Baghdadi aveva proclamato l’instaurazione del califfato sui territori conquistati in Iraq e in Siria.
Ad oggi sarebbero presenti tra i tremila e i novemila combattenti dell’organizzazione radicale islamica a Mosul. La metropoli, che prima della guerra era popolata da 2 milioni di persone, oggi ne presenta solo un milione e mezzo. Un’emorragia che potrebbe subire un’accelerazione nei prossimi giorni: Lisa Grande, coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite in Iraq, ha spiegato infatti che la nuova operazione militare potrà provocare una nuova ondata di profughi: 200mila nelle prime due settimane, cifra che potrebbe aumentare in seguito qualora il conflitto dovesse continuare.
Tuttavia, nelle prime due giornate della battaglia, di profughi se ne sono visti pochissimi, come confermato dalle forze militari presenti sul campo. L’Isis starebbe infatti impedendo alla popolazione di fuggire. il rischio è che possa decidere di utilizzare i civili come scudi umani.
Le forze irachene hanno avviato l’offensiva con circa 30mila uomini tra esercito e polizia, sostenuti dalla coalizione internazionale (Stati Uniti in testa). Nel frattempo, le milizie di combattenti curdi sono sono riuscite ad impadronirsi di alcune periferie a est di Mosul, compresa la città di Qaraqosh, dalla quale l’Isis nel 2014 cacciò la popolazione cristiana.
Lunedì un portavoce del Pentagono, Peter Cook, ha affermato che “il primo giorno di combattimenti si è svolto secondo i piani”. Ma la stessa coalizione internazionale ha fatto sapere che l’operazione potrebbe durare “due settimane, se non di più”. Ciò dipenderà anche dalla risposta dell’Isis, che qualora dovesse trovarsi in difficoltà potrebbe optare per una strategia terrorista (principalmente con attentati kamikaze), come già accaduto altrove.
Inoltre, dopo le prime 48 ore di combattimenti, le previsioni cominciano ad essere ancor più nefaste: c’è chi evoca già la possibilità di numerose settimane di battaglia nelle strade di Mosul, e qualcuno parla già di mesi.
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