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Nessuna ha le mani sporche di carbone, petrolio o gas naturale, ma le multinazionali che hanno accolto l’invito del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama a impegnarsi attivamente contro i cambiamenti climatici sono tra le più influenti al mondo con 1.300 miliardi di dollari di profitto complessivo solo nel 2014. Tredici compagnie, quali Apple,
Nessuna ha le mani sporche di carbone, petrolio o gas naturale, ma le multinazionali che hanno accolto l’invito del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama a impegnarsi attivamente contro i cambiamenti climatici sono tra le più influenti al mondo con 1.300 miliardi di dollari di profitto complessivo solo nel 2014.
Tredici compagnie, quali Apple, Google, ma anche General Motors e Bank of America hanno promesso lunedì 27 luglio alla presenza del segretario di Stato John Kerry di investire fino a 140 miliardi di dollari (circa 126,5 miliardi di euro) per bloccare il riscaldamento globale e contrastare i cambiamenti climatici in vista del fondamentale appuntamento con la conferenza delle Nazioni Unite (Cop 21) di dicembre, a Parigi, in Francia. Per farlo dovranno tagliare le emissioni di CO2, ridurre il consumo di acqua e incrementare rapidamente la produzione e il consumo di elettricità da fonti rinnovabili. L’obiettivo congiunto dichiarato è arrivare a produrre 1.600 megawatt, sufficienti a coprire il fabbisogno di 1,3 milioni di abitazioni.
Nonostante nessuna delle compagnie sia direttamente coinvolta nella produzione di combustibili fossili, sono molte quelle che producono grandi quantità di CO2 e consumano molta energia. Come Alcoa, una delle più grandi aziende al mondo per la produzione di alluminio, che ha promesso di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2025 rispetto ai livelli registrati nel 2005.
Tra queste ci sono anche due multinazionali controverse e concorrenti quali Coca-Cola, che ha promesso di voler ridurre la sua impronta (carbon footprint) del 25 per cento nei prossimi cinque anni, e Pepsico.
Obama ce la sta mettendo tutta per arrivare alla conferenza di Parigi da leader e per cercare di porre basi talmente solide intorno alla questione, da far diventare il contrasto ai cambiamenti climatici l’eredità più importante dei suoi otto anni di presidenza. L’accordo prende il nome di American business act on climate pledge ed è stato firmato da Alcoa, Apple, Bank of America, Berkshire Hathaway Energy, Cargill, Coca-Cola, General Motors, Goldman Sachs, Google, Microsoft, Pepsico, Ups e Walmart. E per l’autunno è già in programma un secondo round per far diventare il pacchetto di imprese che ci credono ancora più influente.
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