Smart city

Nanjing vertical forest, il Bosco verticale di Stefano Boeri arriva in Cina

Da Milano a Nanchino, il Bosco verticale cinese di Stefano Boeri si chiamerà Nanjing vertical forest. Una soluzione sostenibile all’urbanizzazione nel paese che emette più gas serra al mondo.

Il progetto Nanjing vertical forest ideato dallo studio Stefano Boeri architetti sarà il primo Bosco verticale realizzato in Asia. Le due torri caratterizzate dall’alternanza di balconi e vasche verdi, situate nel distretto di Nanchino a sud di Pechino, saranno ultimate nel 2018.

nanjing vertical forest
Rendering delle due torri del progetto Nanjing vertical forest che verrà ultimato nel 2018 © Stefano Boeri architects

Nanjing vertical forest di Stefano Boeri

Lungo le facciate dei due edifici che emuleranno la coppia di torri verdi a Milano chiamate Bosco verticale e inaugurate nell’ottobre 2014, ci saranno 600 alberi di dimensioni grandi, 500 alberi medi (per un totale di 1100 alberi appartenenti a 23 specie autoctone) e oltre 2500 arbusti e piante a caduta che copriranno una superficie di 6mila metri quadrati. La torre più alta, di 200 metri, coronata in cima da una lanterna verde, ospiterà uffici, un museo, una scuola di architettura “green” e un club privato sul tetto. Nella seconda torre di 108 metri ci sarà invece un hotel e il basamento alto 20 metri ospiterà eventi commerciali, ricreativi ed educativi.

stefano boeri nanjing
Rendering delle due torri del progetto Nanjing vertical forest che verrà ultimato nel 2018 © Stefano Boeri architects

Ridurre l’inquinamento con la forestazione urbana

Nanjiing vertical forest è il terzo prototipo dopo Milano e Losanna di un progetto sulla demineralizzazione e sulla forestazione urbana che lo studio di architettura sta portando avanti in tutto il mondo tra cui in altre città della Cina, la nazione al mondo che emette più gas serra nonostante la recente approvazione di una tassa che punisce gli autori di emissioni inquinanti. L’obiettivo del Bosco verticale di Nanchino è quello di ridurre le emissioni di CO2 di circa 25 tonnellate ogni anno e produrre attorno a 60 chili di ossigeno al giorno, oltre che rigenerare la biodiversità locale. A giugno gli edifici saranno completati ed entro novembre 2018 si inizierà il processo di rimboschimento metropolitano.

vertical forest
Vertical Forest, un polmone verde per Nanjing © Stefano Boeri architects

Dal Bosco verticale alla Città foresta

Il progetto del Bosco verticale è finora l’unico che abbina la vegetazione esterna al vetro e al cemento armato. L’idea di Boeri, infatti, risale a qualche anno fa, quando in città come Abu Dhabi e Dubai sorgevano nuovi grattacieli ricoperti di pannelli di vetro, un materiale che riflette sul suolo la luce del sole contribuendo così al surriscaldamento delle città. Da qui la scelta di ricoprire gli edifici con piante che durante l’estate creano ombra e in inverno funzionano come una copertura che permette agli inquilini di ridurre i consumi di elettricità.

Inoltre l’uso di specie di piante diverse permette di contribuire alla salvaguardia della biodiversità fornendo a volatili e insetti nuovi habitat e fonti di sostentamento. L’obiettivo finale dell’architetto è quello di creare in Cina vere e proprie Città foresta, questo il nome del progetto, ovvero piccoli centri urbani verdi e compatti composti da dozzine di edifici come i Vertical forest di Milano e Nanchino di varie dimensioni, circondati da alberi, arbusti e piante fiorite. Questo il modello di urbanizzazione che verrà adottato a Shijiazhuang, la città con il più alto tasso di inquinamento dell’aria in Cina. La speranza è che le Città foresta di nuova generazione diventino un modello di crescita sostenibile in un paese dove ogni anno 14 milioni di contadini si spostano verso le città.

Articoli correlati