La Natività come non l’avete mai vista: Gesù, Giuseppe e Maria chiusi in cella

Per questo Natale, la chiesa protestante di Claremont, in California, ha immaginato i protagonisti della Natività chiusi in celle separate per far riflettere sulle politiche d’immigrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

È un presepe, ma è un po’ diverso da quello a cui siamo abituati. Gesù bambino è al centro con Giuseppe e Maria ai lati che tendono le braccia verso di lui. I tre però sono separati in celle diverse, sormontate addirittura dal filo spinato. Le luci sono fredde e abbaglianti, il contrario di quelle calde e soffuse del Natale che illuminano i nostri presepi.

Quest’anno la chiesa metodista di Claremont, che si trova negli Stati Uniti a pochi chilometri dal confine californiano con il Messico, ha deciso di rivisitare l’idea classica della Natività per protestare contro le discutibili politiche migratorie del presidente americano Donald Trump. Da che è entrato in carica infatti ha ridotto drasticamente il numero di ingressi all’interno del Paese e ha promosso la costruzione di un muro al confine con il Messico per fermare chi cerca di emigrare negli Stati Uniti. Questo ha portato alla separazione di intere famiglie che ancora aspettano di potersi ricongiungere. 

World Press Photo 2019
Una bambina piange disperata mentre sua mamma viene perquisita da un agente al confine tra Stati Uniti e Messico. La foto è una delle finaliste del World press photo of the yea © John Moore, Getty Images/World Press Photo 2019

Perché la Natività è finita in cella

“In un periodo storico dove intere famiglie di migranti che chiedono asilo ai nostri confini vengono separate contro la loro volontà, abbiamo preso la famiglia di rifugiati più famosa al mondo: Gesù, Giuseppe e Maria, la Sacra famiglia – ha spiegato in un lungo post su Facebook la reverenda Karen Clark Ristine, a capo della chiesa di Claremont–. Poco dopo la nascita di Gesù, i suoi genitori sono stati costretti a lasciare Nazareth per scappare da un tiranno. Erano minacciati di persecuzione e morte”.

Una storia per molti versi simile a quella di tante altre famiglie che devono subire la stessa sorte ancora oggi. “Immaginate Giuseppe e Maria che vengono separati da Gesù bambino, che ha solo qualche settimana, e che vengono rinchiusi dietro le sbarre dei centri di detenzione – ha continuato la reverenda –. È quello che negli ultimi anni è successo a migliaia di migranti negli Stati Uniti. Nella chiesa di Claremont, la Sacra famiglia rappresenta tutti quei genitori che sono stati separati dai loro figli lungo i nostri confini”.

Infatti, secondo i dati rilasciati dall’American civil liberties union, una ong statunitense che difende i diritti civili e le libertà individuali all’interno del paese, da luglio 2017 più di 5.400 bambini sono stati separati dai loro genitori.

Leggi anche: Le altalene rosa che abbattono il muro tra Messico e Stati Uniti

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La rivisitazione della Natività di Claremont è stata ben accolta dagli abitanti della città © David McNew / Getty Images

Non è il primo caso di Natività rivisitata

Prima del caso californiano, anche la Fellowship congregational church a Tulsa, in Oklahoma aveva organizzato una protesta simile. A dicembre dello scorso anno, la Natività era stata posizionata dietro una sorta di recinto in segno di protesta contro la costruzione del muro.


In entrambi i casi, i capi delle rispettive chiese hanno giustificato il loro gesto descrivendolo come un tentativo di aprire un dibattito sulla compassione per spingere la comunità a riflettere sulle scelte politiche messe in atto dal presidente Trump e sulle loro conseguenze.

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