“Non esistono ancora mezzi di salvataggio in mare degni di questo nome”. La triste constatazione è di Florence Rigal, presidente di Médecins du Monde, una delle organizzazioni non governative europee attive nel tentativo di recuperare migranti alla deriva. E arriva mentre sulle coste della Grecia si è appena consumata una tragedia. Un’imbarcazione con centinaia di persone a bordo è naufragata mercoledì 14 giugno a 47 miglia marine (circa 87 chilometri) delle coste della nazione europea, in acque internazionali.
“Il ponte era stracolmo, temiamo anche in coperta fosse lo stesso”
La guardia costiera greca ha per ora fatto sapere di aver recuperato i cadaveri di 79 persone, e di averne salvate un centinaio. Già così, il bilancio provvisorio è il peggiore dal 3 giugno del 2016, quando in mare morirono 320 persone.
Secondo quanto riferito all’emittente Ert dal portavoce della guardia costiera, “la nave era lunga 25-30 metri. Ilponte era stracolmo e pensiamo che anche in coperta fosse lo stesso. Non conosciamo il numero preciso di quanti fossero a bordo, ma sappiamo che normalmente gli scafisti cercano di tenere al chiuso i passeggeri, per mantenere il controllo del mezzo”. Nove di loro sono stati arrestati dalle autorità greche.
A bordo almeno 400 persone, forse molte di più
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha indicato che i primi conteggi lasciano immaginare che a bordo dell’imbarcazione fossero presenti almeno 400 persone. Ma i sopravvissuti parlano di 750 passeggeri. La maggior parte dei quali proveniva da Siria, Pakistan e Egitto.
Sul posto sono presenti, oltre ai pattugliatori della guardia costiera, una fregata della marina greca, un aereo e un elicottero dell’aeronautica. Ad essi si aggiungono sei imbarcazioni che si trovavano nella zona al momento del naufragio e che stanno partecipando alle operazioni di salvataggio.
A causare il naufragio sembra sia astato un guasto al motore, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. Secondo quanto riferito dalla guardia costiera, al momento del loro intervento nessuno dei naufraghi indossava giubbotti di salvataggio. Il mezzo era partito dalla Libia orientale, e la sua destinazione finale avrebbe dovuto essere l’Italia.
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