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Le nevicate da addolcimento, o da “cuscinetto”, sono il fenomeno che consente alla neve di imbiancare anche le zone pianeggianti. Avvengono solo in condizioni ben precise.
È da poco iniziato l’inverno e non molti giorni fa è arrivata la neve su diverse regioni d’Italia. Non solo è un fenomeno in grado di renderci più felici, ma è anche importante per l’economia delle località sciistiche, che in mancanza di precipitazioni si trovano costrette a ricorrere alla neve artificiale con un impatto considerevole sull’ambiente.
Quando le precipitazioni nevose raggiungono anche le zone di pianura, la causa è delle cosiddette nevicate da addolcimento o da “cuscinetto”. Il presupposto è la presenza di uno strato di aria fredda a bassa quota, un “cuscino” per l’appunto, che si forma con l’arrivo di correnti polari dalle alte latitudini europee e “si consolida nei giorni successivi durante le notti serene e stellate che favoriscono la perdita di calore dal suolo”, spiega la redazione di 3Bmeteo.com.
Contrariamente a quanto si è soliti pensare, in questo caso è necessario che le temperature scendano sotto lo zero affinché possa nevicare. I primi fiocchi si vedono con l’arrivo di una perturbazione: grazie alla presenza del cuscino di aria fredda, la neve non si scioglie e cade fino in pianura. Si parla di nevicate da addolcimento perché l’aria umida che arriva con la perturbazione è più calda e più leggera, di conseguenza inizia pian piano a scendere “provocando un inevitabile aumento della temperatura e smantellando gradualmente le sacche di aria fredda. Il processo spesso culmina con la trasformazione della neve in pioggia”, prosegue la redazione di 3Bmeteo.com. Infatti, più la corrente umida è intensa, minore è la durata della nevicata. Nel caso in cui lo strato di aria fredda dovesse resistere a lungo, invece, si verifica il cosiddetto gelicidio.
Il fenomeno delle nevicate da addolcimento è molto diffuso in Pianura padana, specialmente nel settore occidentale che ha un clima spiccatamente continentale e dove la distribuzione dei rilievi favorisce il ristagno dell’aria fredda. In ogni caso, proprio perché le variazioni di temperatura, i venti e la presenza delle catene montuose influenzano notevolmente le precipitazioni nevose, è molto difficile prevederle e la casistica è infinita.
I cambiamenti climatici, e quindi l’aumento della temperatura media globale, hanno causato una diminuzione delle nevicate. Uno studio francese ha svelato che in 55 anni l’altezza media della coltre invernale in una delle principali stazioni sciistiche del paese è calata da 120 a 50 centimetri, e la situazione è la stessa in altre località.
La neve non solo rende l’atmosfera più suggestiva, ma è un magazzino temporaneo di acqua e quando si scioglie va a rifornire laghi e fiumi e ad alimentare le riserve idriche necessarie all’agricoltura. Per questo gli inverni nevosi sono positivi sia per l’ambiente, sia per le attività umane.
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