Nucleare, la Germania chiude gli ultimi tre reattori in funzione

Il 15 aprile la prima economia europea dirà definitivamente addio al nucleare. Confermato anche il superamento del carbone nel 2030.

Sabato 15 aprile, a mezzanotte, la Germania chiuderà definitivamente gli ultimi tre reattori nucleari in funzione sul suo territorio. Si tratta degli impianti Emsland (Bassa Sassonia), Neckarwestheim 2 (Bade-Wurtemberg) e Isar 2 (Baviera). Si tratta di una decisione frutto del lungo lavoro di convincimento dal parte delle organizzazioni non governative ambientaliste, ma che ha raccolto nel corso del tempo un consenso ampio e trasversale nella nazione europea.

Un percorso avviato da Schröder nel 2002 e confermato da Merkel nel 2011

La prima indicazione formale per il superamento del nucleare come fonte di energia arrivò infatti nel 2002, quando al governo c’era il socialdemocratico Gerhard Schröder. Nove anni più tardi, la volontà di chiudere le centrali fu ribadita dalla conservatrice Angela Merkel, dopo il disastro di Fukushima in Giappone.

La data di addio al nucleare, tuttavia, era prevista per il 31 dicembre scorso, salvo poi essere procrastinata di tre mesi e mezzo per concedere alla Germania maggiore tempo al fine di assicurare che l’approvvigionamento fosse garantito, dopo lo stop alle importazioni di materie prime dalla Russia, conseguenza dalla guerra in Ucraina.

Il nucleare non valeva ormai neppure il 6% del mix energetico tedesco

La questione ha comunque fatto discutere fino all’ultimo in Germania, con in particolare gruppi conservatori come l’Fdp che hanno chiesto di non chiudere definitivamente i reattori ma di lasciarli “in stand by”, al fine di poterli riavviare alla bisogna “in caso di nuove difficoltà sul fronte energetico”. Il ministero dell’Economia e del Clima, tuttavia, ha assicurato che la sicurezza energetica della prima economia europea è garantita.

Una manifestazione contro il nucleare in Germania
Una manifestazione contro il nucleare in Germania © Thomas Niedermueller/Getty Images

D’altra parte, non è in discussione l’ormai scarsissimo apporto che il nucleare forniva al sistema tedesco: nel 2022 i tre reattori ancora in funzione hanno prodotto 35 terawattora di energia elettrica. Pari a neppure il 6 per cento del mix energetico nazionale. “Chi afferma il contrario lo fa unicamente per spaventare la popolazione”, ha dichiarato Jakob Blankenburg, portavoce del partito socialdemocratico.

Rinnovabili già al 50%. Obiettivo 360 GW di potenza installata nel 2030

Ad oggi la Germania può infatti contare per il 50 per cento sulle energie rinnovabili, per il 33 per cento sul carbone e per il 9 per cento sul gas. Inoltre, se è vero che il carbone ha aumentato di otto punti percentuali la propria quota nel mix, rispetto al 2021, ciò è stato dipeso da due ragioni: la prima è legata alla necessità di compensare nell’immediato le importazioni di gas russo; la seconda all’aumento delle esportazioni verso la Francia, nazione nella quale il parco nucleare – tra problemi a numerosi reattori e lunghe manutenzioni – si è trovata a dover chiedere aiuto.

Inoltre, la Germania ha voluto mettere a tacere anche le critiche di chi ha eccepito che la chiusura dei reattori nucleari implicherà un aumento dell’uso di fonti fossili. Il governo di Berlino ha infatti confermato l’impegno ad abbandonare anche il carbone a partire dal 2030. Secondo l’Agenzia federale delle reti (BNetzA), la svolta sarà possibile grazie allo sviluppo delle rinnovabili. Per le quali si prospetta una crescita della capacità installata dai 123 gigawatt del 2021 a 360 entro i prossimi sette anni. Per questo il governo ha approvato una serie di decreti che snelliscono le procedure di autorizzazione per l’apertura di impianti fotovoltaici e eolici.

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