Cooperazione internazionale

Salvataggi di migranti in mare, le accuse “paradossali” alle ong

Dopo le accuse dell’agenzia Frontex e della procura, le ong hanno risposto alle accuse: “Prive di fondamento: noi salviamo solo le vite dei migranti”.

Nelle ultime settimane le ong che da anni si occupano di salvare i migranti sui barconi alla deriva nel Mediterraneo sono finite al centro di pesanti critiche. Le procure di Palermo, Catania e Trapani, inoltre, indagano non solo sui sistemi di finanziamento delle associazioni, ma persino su un presunto “sostegno” concesso di fatto agli scafisti.

Frontex: navi delle ong d’appoggio per gli scafisti

Il pubblico ministero Carmelo Zuccaro ha presentato in particolare un dossier nel quale parla di “una proliferazione di unità navali posizionate dalle ong che si incaricano di salvare i migranti. Nei momenti di maggior picco, abbiamo registrato la presenza di tredici assetti navali. Ci siamo interrogati sul fenomeno e su come si possano affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termini di profitto economico”. Lo stesso pm ha sottolineato poi che alcune navi – in particolare quelle della ong maltese Moas – battono bandiera del Belize e delle Isole Marshall.

Msf Aquarius salvataggio
Una bimba salvata a bordo della nave Aquarius di Medici senza frontiere ©GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

Un’altra bordata è arrivata dall’agenzia europea Frontex, deputata al controllo delle frontiere comunitarie. A pagina 32 del proprio rapporto Risk Analysis 2017<, l’organismo afferma: “È chiaro che le missioni al limite e occasionalmente all’interno del limite delle 12 miglia, in acque libiche, hanno effetti indesiderati”. In altre parole, la presenza delle navi delle associazioni rappresenterebbe una sorta di “assicurazione” per gli scafisti, facilitati dal fatto di poter puntare a raggiungere i vicini soccorsi anziché la ben più lontana costa europea. Come se non bastasse, il direttore di Frontex Fabrice Leggeri ha accusato direttamente le associazioni: “Non collaborano con noi”.

Il procuratore: “Difficile parlare di favoreggiamento quando si soccorre”

A gettare acqua sul fuoco è stato il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia, che come riportato dall’agenzia Agi ha giudicato le accuse accuse difficili da provare: “Cosa si vuole contestare, il favoreggiamento? Ma in che modo si configurerebbe un reato del genere, quando c’è qualcuno da soccorrere?”.
Da parte delle associazioni, inoltre, la reazione non si è fatta attendere: “Il nostro ruolo è estremamente chiaro – ha spiegato la co-fondatrice e vice-presidente di Sos Méditerranée Sophie Beau, parlando ai microfoni della versione francese di Radio Vaticana -. Noi siamo un’organizzazione umanitaria, creata nel 2015 per via della mancanza di risposte soddisfacenti, da parte delle istituzioni, in merito al problema dei migranti che perdono la vita tentando la traversata del Mediterraneo. Ciò soprattutto dopo la chiusura del programma Mare Nostrum della Marina militare italiana”.

Sos Méditerranée: “Ma è la Guardia Costiera che ci coordina”

Quella dei barconi che attraversano il mare tra l’Africa e i paesi meridionali d’Europa rappresenta – prosegue l’attivista – “una tragedia che è costata la vita a più di 46mila persone dal 2000 ad oggi”. Quanto alle accuse mosse contro la sua e altre ong, Beau taglia corto: “Il nostro mandato è quello di salvare vite in mare. Non abbiamo alcun legame, di alcun tipo, con alcuna organizzazione in Libia e, ovviamente, in particolare con gli scafisti, che al contrario denunciamo”.

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“Inoltre – ha aggiunto – il cento per cento delle nostre attività di salvataggio è coordinato dalla sala operativa centrale della Guardia Costiera, a Roma. Sono loro, le autorità, che ricevono le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà in mare. E sono loro che decidono quale nave inviare tra quelle che si trovano in zona in quel momento. Sempre loro ci dicono, poi, in quale porto italiano attraccare. Chiaramente, si rivolgono alle associazioni perché sono le sole a fare questo lavoro: le istituzioni sono assenti di fronte a quello che dovrebbe essere, invece, un obbligo morale”.

Msf, primi migranti salvati dalla nuova nave Prudence

Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza Frontiere, ha quindi spiegato all’agenzia Ansa che i sospetti nei loro confronti “sono paradossali”. Mentre il capo missione nel Mediterraneo dell’associazione, Ellen van der Velden, ha parlato di “accuse prive di fondamento”.

Prudence nave Msf
La nuova nave Prudence di Medici senza frontiere ©Msf

Proprio Msf, il 21 marzo ha annunciato la presenza di una nuova imbarcazione, la Prudence, capace di ospitare a bordo fino ad un massimo di mille persone, con l’obiettivo di rafforzare le proprie operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Nella notte tra il 26 e il 27 marzo, la nave ha effettuato il primo salvataggio: la Guardia Costiera ha inviato il personale di Medici senza frontiere nelle acque internazionali di fronte a Sabratha. Il bilancio è di 412 persone salvate. Più tardi, alle 12.30, un secondo soccorso ha riguardato un gommone in avaria, con a bordo 129 migranti. Il più piccolo tra i salvati, Abdul, nato in Libia, ha solo un mese di vita.

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