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La storia della filosofia cinese; le scuole più importanti furono il confucianesimo, il taoismo, la scuola di Mo tzu e la scuola legalista.
L’era delle filosofie sistematiche in Cina può essere fatta
partire da circa il VI secolo a.C., un periodo fertilissimo,
denominato il “periodo delle Cento scuole”.
Le quattro scuole di pensiero più importanti furono il
confucianesimo, il taoismo, la scuola di Mo tzu e la scuola
legalista.
Confucianesimo e taoismo segnarono profondamente la cultura
cinese.
Confucio (551 – 479 a.C.) sintetizzò il patrimonio culturale
del passato e fu essenzialmente maestro di morale. Egli non
sviluppò un pensiero metafisico o soprannaturale, ma si
occupò dei valori umani e del miglioramento della condotta
di vita.
Il suo insegnamento è indirizzato allo sviluppo della
personalità e all’armonia sociale, attraverso la
realizzazione della “sensibilità umana” e della
“rettitudine”.
Il Taoismo è rappresentato principalmente dal pensiero di
Lao tsu e di Chuang tsu.
A differenza del Confucianesimo, non pone al centro del proprio
insegnamento le norme di vita morale e politica, ma si interessa
essenzialmente dello sviluppo interiore dell’individuo nella sua
capacità di rapportarsi alle leggi di natura e di sapervisi
conformare.
Il IV secolo d.C. vide in Cina la rapida ascesa del buddhismo che
ebbe una forte influenza su tutto il pensiero.
Nel VII secolo venne condotta a termine la traduzione dal sanscrito
dei testi buddhisti indiani. Il buddhismo, trapiantato in terra
cinese, si integrò con la cultura locale e dette vita ad
elaborazioni originali di pensiero.
La filosofia buddhista ebbe un ruolo predominante in Cina per circa
sei secoli.
Intorno al 1000 d.C. ci fu un ritorno del confucianesimo che, in
questa fase di ripresa e di evoluzione, fu denominato
neo-confucianesimo. Vasta corrente filosofica che recupera il
pensiero confuciano e la conoscenza del buddhismo.
A partire dal XVI secolo la Cina si aprì al contatto con
l’occidente e al processo di modernizzazione che ebbe diverse fasi
e momenti.
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