Malgrado i tagli di Donald Trump e un’eruzione vulcanica, l’osservatorio di Mauna Loa che dal 1958 monitora la CO2 nell’atmosfera non chiuderà.
Un gruppo di associazioni ha lanciato la campagna Giudizio universale. Obiettivo: costringere l’Italia ad agire per salvare il clima.
Come già accaduto nei Paesi Bassi, in Francia, Irlanda, Belgio, Svizzera e Stati Uniti, anche in Italia un collettivo di associazioni ha lanciato da tempo una campagna con l’obiettivo di costringere il governo ad agire per contrastare i cambiamenti climatici+. Per via giudiziaria. L’iniziativa, battezzata “Giudizio universale”, è stata lanciata nel corso nel giugno del 2019 e dovrebbe assumere una forma concreta entro la prossima estate, con una denuncia formale depositata in tribunale.
“Il giudizio universale sta arrivando: scioglimento dei ghiacciai, siccità, desertificazione, eventi climatici estremi, estinzione di interi ecosistemi sono solo alcuni dei fenomeni che già oggi si verificano su tutta la Terra”, spiega il gruppo di associazioni, tra le quali A Sud, Attac e i movimenti No Tav e No Tap. Che citano le conclusioni alle quali sono giunti gli scienziati di tutto il mondo: “Senza interventi, entro la fine del secolo la temperatura media aumenterà di oltre 4 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. Abbiamo appena un decennio per bloccare le emissioni di gas ad effetto serra. Altrimenti sarà troppo tardi”. Eppure, aggiungono i sostenitori dell’iniziativa, “nessuno dei leader mondiali ha colto il messaggio e l’urgenza del pericolo, nemmeno a casa nostra!”.
Stiamo portando il Giudizio Universale a #Napoli, per rivendicare il diritto al clima come diritto umano fondamentale. Dalle 18 durante il @NewrozFestival a #MezzocannoneOccupato.
Scopri i prossimi eventi su https://t.co/Dg8A5uLxTx#FacciamoCausa pic.twitter.com/tweqx0geol— Giudizio Universale (@il__giudizio) July 2, 2019
È per questa ragione che si è deciso di chiedere anche all’Italia conto delle politiche fin qui attuate: “Il nostro paese fa parte del cosiddetto gruppo delle nazioni sviluppate, ovvero le principali responsabili delle emissioni di gas ad effetto serra a livello globale. Rispetto al 1990, nel 2017 le nostre emissioni si erano ridotte di appena il 17,4 per cento. Mentre già nel 2007 l’Intergovernamental Panel on Climate Change (Ipcc) chiedeva che i Paesi sviluppati riducessero le emissioni del 25-40 per cento, entro il 2020”.
Inoltre, proseguono le associazioni, “parte di questa riduzione è dovuta sia alla crisi economica del 2008 e al conseguente calo della produzione, sia alla delocalizzazione di alcuni settori produttivi all’estero, e non a politiche climatiche efficaci”.
Da quando esistono le rilevazioni scientifiche nel #PoloSud, il 6 febbraio è stata registrata la temperatura più alta dal 1971.
Non siamo pronti a vedere il nostro pianeta sommerso: ecco perché #FacciamoCausa. https://t.co/v1fmq6pzGr pic.twitter.com/JK3KIxjVZg— Giudizio Universale (@il__giudizio) February 11, 2020
La speranza è di ottenere un successo giudiziario storico, come accaduto in Olanda. Dove l’organizzazione non governativa Urgenda ha trascinato nel giugno del 2015 lo stato in tribunale, accusandolo di “inazione climatica”. Sia in primo grado che in appello, i giudici hanno dato ragione all’associazione e ai circa 900 cittadini che l’hanno sostenuta nella battaglia legale. Infine, nello scorso mese di dicembre, anche la Corte Suprema ha confermato il giudizio, imponendo formalmente al governo di agire in modo più deciso per salvare il clima.
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