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È il lato oscuro del commercio del legname e dei prodotti cellulosici. Un affare che oscilla tra i 30 e i 100 miliardi di euro ogni anno e che finisce per finanziare la criminalità organizzata. Un traffico secondo solo al commercio della droga. Deforestazione, incendi dolosi, gestione illecita del legname: i numeri che
È il lato oscuro del commercio del legname e dei prodotti cellulosici. Un affare che oscilla tra i 30 e i 100 miliardi di euro ogni anno e che finisce per finanziare la criminalità organizzata. Un traffico secondo solo al commercio della droga.
Deforestazione, incendi dolosi, gestione illecita del legname: i numeri che girano intorno agli ecoreati legati al comparto forestale sono da capogiro, in tutto il mondo. “Le attività illegali nel settore foresta-legno sono pari a circa il 30 per cento del totale dei tagli forestali, contribuendo con una percentuale compresa tra il 50 per cento e il 90 per cento alla deforestazione in alcune aree tropicali, come Africa centrale, Amazzonia e Sud-Est asiatico”, si legge nel capitolo dedicato al mondo del legno del rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente, curato da Antonio Brunori ed Eleonora Mariano di Pefc Italia. Fenomeno dilagante anche in Europa: un quinto delle importazioni di prodotti di orgine forestale provengono da illeciti.
Secondo il rapporto dell’Unep realizzato in collaborazione con Interpol, si stima che dal 62 all’86 per cento di tutto il legno tropicale illegale che entra in Ue e negli Usa arrivi sotto forma di carta, di polpa o trucioli di legno.
Nel nostro Paese, solo nel 2015, si sono registrati decine di incendi, che hanno mandato in fumo più di 37 mila ettari di boschi. Il 49 per cento in più rispetto all’anno scorso. Di questi il 57 per cento si sono verificati all’interno delle Regioni storicamente ad infiltrazione mafiosa. Un radicamento nel territorio che permette di accedere a fondi europei e di avere così il controllo dell’intera zona.
In questo quadro, l’Italia, quarto importatore al mondo di legno (con oltre 10 miliardi di euro è il primo mercato per l’import di tronchi e altri prodotti legnosi da Paesi riconosciuti a livello mondiale per gli alti livelli di illegalità del settore: Bosnia, Albania, Serbia, Romania, Camerun e Costa d’Avorio.
“Sotto questo profilo sono del tutto realistiche, e forse stimate per difetto, le stime ufficiali che calcolano un range che oscilla tra il 10 e il 20 per cento di legname che entra nel nostro Paese dopo essere stato tagliato oppure commercializzato in maniera illecita, per un fatturato di circa due miliardi di euro”, hanno dichiarato i due autori del capitolo dedicato. Non un caso che, solo nel 2014, il settore in Italia abbia visto 41 mila controlli effettuati con 5 mila sanzioni amministrative comminate, 500 persone denunciate e 12 arresti o fermi da parte del Corpo Forestale dello Stato.
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