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Dopo il falso omicidio del giornalista Arkadi Babchenko, la stampa mondiale si chiede: è giusto creare una fake news se l’obiettivo è arrivare alla verità?
È accettabile, da un punto di vista etico, il principio secondo il quale “pur di far emergere la verità”, ci si può spingere fino alla creazione ad arte di una “fake news” colossale, capace di ingannare i media del mondo intero? L’interrogativo, questa mattina, riecheggia su numerose testate internazionali.
Ieri, infatti, giornali, radio ed emittenti televisive avevano dato la notizia della morte di Arkadi Babchenko, giornalista e scrittore dissidente russo. Impossibile non rilanciare l’informazione: sono stati gli stessi vertici della polizia ucraina (l’omicidio sarebbe avvenuto a Kiev, città nella quale il reporter viveva da alcuni mesi) a confermare l’assassinio. E a fornire numerosi particolari: il numero di colpi di arma da fuoco ricevuti dalla vittima, il luogo del delitto, il fatto che Babchenko fosse riuscito a raggiungere la moglie, che questa avesse chiamato i soccorsi e che la morte fosse sopraggiunta in un’ambulanza diretta all’ospedale.
Tutto falso, tutto inventato. Ma tutto assolutamente verosimile (il giornalista era scappato in Ucraina proprio perché da tempo minacciato di morte) e proveniente da fonte assolutamente attendibile (la polizia, appunto). A neanche 24 ore dalla messa in scena, Babchenko si è presentato in una conferenza stampa assieme ai vertici delle forze dell’ordine e dei servizi segreti di Kiev. “Abbiamo dovuto inventare l’omicidio – hanno spiegato – per smascherare chi davvero voleva uccidere il reporter”, ovvero i servizi russi, sempre a detta delle autorità ucraine.
La riapparizione del giornalista ha di conseguenza suscitato certamente sollievo per il fatto di sapere che un uomo non è stato ucciso. Ma ha anche lasciato fortemente interdetti: così, ad esempio, il quotidiano francese Le Monde ha sottolineato e rilanciato le numerose critiche piovute sull’accaduto. La Bbc ha raccolto l’opinione del giornalista d’inchiesta russo Andrei Soldatov, ex collega di Babchenko, secondo il quale quest’ultimo “è un giornalista, non un poliziotto. E il nostro lavoro si basa sulla fiducia”.
We’ve deleted a tweet linking to a story about attacks on Russian journalists that referenced the supposed death of Arkady Babchenko. Ukrainian police, who said Tuesday that the reporter was killed in Kiev, now say authorities faked his death to foil a plot to take his life
— The Associated Press (@AP) May 30, 2018
La stessa emittente britannica ha quindi sottolineato come la messa in scena non contribuirà di certo a migliorare le relazioni tra Russia e Ucraina, già estremamente tese. Inoltre, è noto il fatto che Mosca abbia negato ogni responsabilità per la morte dell’ex spia russa Sergei Skripal, avvenuta nel Regno Unito: “Questo falso omicidio non farà che rafforzare la posizione di Vladimir Putin, in questo come in altri casi”.
Anche il Guardian si è espresso sulla vicenda, parlando di Babchenko come di un professionista “coraggioso, controverso e contraddittorio” e ricordando che il giornalista “è stato davvero costretto a fuggire per il rischio di essere assassinato”. Tuttavia, ha stigmatizzato “l’assurdità” della vicenda, chiedendosi se “le autorità ucraine alla fine non abbiano fatto più male che bene”.
Russian journalist Babchenko turns up alive after reported murder https://t.co/rkcsV1siwn pic.twitter.com/TkDI5xtgg6
— Reuters Top News (@Reuters) May 30, 2018
Il quotidiano belga Le Soir entra ancor più nello specifico: “Utilizzando in modo imprudente l’arma delle fake news, la strategia potrebbe rivelarsi controproducente. Proprio perché i crimini ordinati dalla Russia esistono sul serio”. Mentre il Comitato per la protezione dei giornalisti ha parlato di “situazione senza precedenti” e Reporter senza frontiere ha bollato come “patetico e deplorevole che si sia deciso di giocare con la verità, quale che sia il motivo”.
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