Cosa vedere a Milano attraverso un breve itinerario insolito, fuori dai consueti circuiti turistici: 6 luoghi a ingresso gratuito, belli e originali. Per chi ama riscoprire le bellezze urbane nascoste.
Milano è bella, sempre più moderna ed europea. Negli ultimi anni è diventata una meta turistica al pari delle grandi città d’arte italiane e, anche gli stessi milanesi, vogliono riscoprirla. Questa guida su cosa vedere a Milano ci porta in alcuni degli angoli meno conosciuti della città, altrettanto belli, ma in modo differente. Tutti a ingresso libero.
Antichissima, venne fondata dall’arcivescovo San Senatore da Settala negli anni 472-475, ma è stata ricostruita più volte in tempi romani. Qui venne battezzato Federico Borromeo in pieno 1500, ma ciò che vediamo oggi è frutto del radicale restauro a opera dell’architetto Enrico Terzaghi, risalente al 1870: fu aggiunto un portico interamente ricoperto da incantevoli mosaici – l’aspetto più incredibile della basilica – ispirati agli affreschi del pittore Luigi Cavenaghi.
All’interno della chiesa sono conservate alcune preziose tavole risalenti al primo Cinquecento, tra cui la Pentecoste di Simone Peterzano (1540-1596), che fu il maestro di Caravaggio, oltre a un affresco leonardesco che oggi purtroppo versa in uno stato non ottimale a causa del tempo.
La basilica è famosa anche per la sua acustica: negli anni Cinquanta venne adoperata come studio di registrazione da Maria Callas, per registrare alcune delle opere liriche più celebri al mondo, fra cui La Cavalleria Rusticana. Qui incise alcuni suoi famosi brani anche Mina.
Purtroppo è sempre mal illuminata all’interno, ma nelle belle giornate estive i mosaici che si possono ammirare sono davvero suggestivi. Si trova nei pressi di corso Italia, in pieno centro, non mancate di visitarla.
Il nome inganna un po’, di un giardino non ha per nulla l’aspetto ma è un comunque un luogo da visitare per il murale che ospita. Anzi due. Sono stati disegnati da Millo, alias Francesco Camillo Giorgino e l’opera si chiama Lost and Found e rappresenta un intrico di palazzi in bianco e nero che corre in verticale con due personaggi giganti e l’unico tocco fortissimo di colore sono due cuori, rossi. Sono pochi chilometri quadrati in mezzo a palazzoni, nemmeno troppo belli, ma l’insieme è come se desse una ventata di ottimismo e positività. Questo progetto in via Morosini ha permesso di rivalutare un luogo della zona lasciato al degrado ormai da qualche anno. Il risultato secondo noi è ottimo.
3 Chiostrino del convento di S. Maria delle Grazie
Altro piccolo gioiello, adatto soprattutto a chi vuole trovare un attimo di pace, magari per leggere o semplicemente per godersi la meravigliosa vista della cupola del Bramante, è il Chiostrino del convento di Santa Maria delle Grazie. Si trova in via Caradosso, da dove si accede e mette in comunicazione la tribuna della chiesa con la sagrestia vecchia. Al centro c’è una graziosa fontana con ai lati delle grandi ranocchie scolpite e all’interno nuotano sempre dei pesciolini rossi. In primavera le piante fiorite rendono questi pochi metri quadrati perfetti, idillici. Placidi e calmi. Una bellezza semplice che va vista e vissuta.
Tra la biblioteca Sormani e il Policlinico c’è questo piccolo giardino pubblico: solo 12.000 metri quadrati dove poter riposare, correre, portare i bimbi a giocare o semplicemente leggere. La cosa più incantevole qui, oltre al silenzio che regna quasi sempre, è la peschiera che si trova al centro: un gioiello barocco, con balaustre di pietra e ringhiera di ferro, formata da due terrazze in comunicazione tra loro attraverso quattro rampe di scale. La presenza dell’acqua rende questo angolo verde del centro milanese davvero piacevole. La storia di questo luogo è curiosa: nel 1555 la Contessa della Guastalla acquistò il territorio oggi occupato dai giardini per costruire il “Collegio della Guastalla” che ospitava ventiquattro giovani ragazze, tra i 10 e i 22 anni, appartenenti a famiglie nobili decadute. Lo scopo del collegio era dare vitto, alloggio, educazione e una dote in modo tale che le giovani donne non prendessero i voti contro voglia né, ancor peggio, si prostituissero.
Di origini medievali, è stata ricostruita più volte, prima dopo il crollo del campanile dell’attigua Basilica, poi per un incendio. Dall’atrio si accede alla Cappella ossario dove risiede un tesoro insolito che può stupire, impressionare e forse anche spaventare. Le pareti sono quasi interamente ricoperte di teschi e ossa, disposti nelle nicchie, su cornicioni, pilastri e porte. I resti appartengono probabilmente ai morti dell’ospedale del Brolo, alle salme traslate dai cimiteri seicenteschi soppressi. I teschi chiusi nelle cassette sopra la porta d’ingresso sono quelli dei condannati a morte.
E se ancora non bastasse quest’atmosfera un po’ nera… secondo una leggenda, il 2 novembre, giorno dei morti, una bambina, i cui resti si trovano presso l’altare dell’ossario, torna a vivere trascinando gli altri scheletri in una danza macabra.
Se vi piace andare alla ricerca di luoghi insoliti, una tappa a San Bernardino è d’obbligo. Un consiglio: informatevi bene sugli orari d’apertura o potreste trovarvi nel mezzo del doposcuola dei bimbi della comunità filippina che occupa la chiesa e la basilica accanto.
Cappella ossario di San Bernardino a Milano
6 Villa Invernizzi
In una zona molto signorile della città, in via dei Cappuccini, potrebbe capitarvi di vedere qualcuno sbirciare oltre il cancello di una bella villa con giardino. Si fermano per cercare di fotografare i fenicotteri che vi abitano: si tratta di dodici bellissimi esemplari – pare provenienti dal Sudamerica – che risiedono a Villa Invernizzi ormai dagli anni Settanta. Questa era una delle case dell’industriale Romeo Invernizzi, padrone dell’omonima azienda di formaggi, che ora è sede di una Fondazione che porta il suo nome. Gli uccelli sono spesso i soggetti di scatti incuriositi dei passanti, perché non è certo cosa di tutti i giorni ammirarli in città tra un roseto e le magnolie.
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