In appena cinquanta chilometri quadrati il parco nazionale dell’Asinara racchiude incredibili ricchezze naturalistiche: luoghi incontaminati, paesaggi idilliaci, acque cristalline e rare specie vegetali e animali.
L’isola presenta una situazione storica, ambientale e giuridica estremamente singolare. Sebbene i primi resti della presenza umana risalgano al neolitico, la natura si è potuta conservare grazie ad un susseguirsi di eventi che le fecero assumere il nome poco accattivante di Isola del Diavolo: è stata una Stazione Sanitaria di quarantena, un campo di prigionia nella prima guerra mondiale ed uno dei principali supercarceri italiani durante il periodo del terrorismo degli anni Settanta e nella lotta contro la delinquenza organizzata sino all’istituzione del parco.
Il segreto della sua conservazione
Questo isolamento, durato oltre un secolo, ha provocato da un lato la nascita del fascino e del mistero dell’isola e dall’altra l’indiretta conservazione di alcune aree integre e vergini, rendendola un patrimonio unico e di inestimabile valore a livello internazionale.
“L’Asinara è l’ultima isola del Mediterraneo occidentale, con oltre 50 chilometri quadrati di superficie, ancora non sviluppata – si legge nel portale del parco. – Riveste per tale motivo interesse internazionale per il paesaggio, la geologia, la flora e la fauna che si sono potute conservare all’interno di un bacino geografico, quello mediterraneo, ormai quasi completamente antropizzato”. L’animale più caratteristico dell’isola è l’asino bianco (Equus asinus var. albina), caratterizzato dalle modeste dimensioni e dal candido manto, probabilmente dovuto ad una forma di albinismo incompleto. Sono circa un centinaio gli esemplari di asino dell’Asinara che vivono allo stato brado nell’isola. Il parco, al fine di conservare il patrimonio genetico di questa specie, ha stipulato due convenzioni specifiche, con l’Ente Foreste della Sardegna e con la Facoltà di Veterinaria di Sassari, attraverso le quali viene garantito un monitoraggio costante sullo stato di salute degli animali. Da segnalare anche la presenza del muflone (Ovis musimon), del cinghiale sardo (Sus scrofa meridionalis) e del discoglosso sardo (Discoglossus sardus). Sull’isola sono inoltre presenti circa 800 specie vascolari di piante, tra cui spiccano le endemiche Centaurea horrida, comunemente conosciuta come Fiordaliso spinoso, e il Limonium laetum, noto come Limonio dell’Asinara.
L’isola dell’Asinara, dopo 115 anni di chiusura totale, ha avuto nei primi anni di attività oltre 85mila presenze che hanno permesso di sperimentare delle prime modalità di visita. Il parco, nel rispetto delle norme di salvaguardia e tutela ambientale, ha predisposto una serie di servizi di qualità per i visitatori dell’area protetta. Sull’isola sono presenti sette sentieri, per un’osservazione dettagliata del parco si consiglia di suddividere in almeno tre giornate la visita all’isola, una dedicata all’area di Fornelli, una all’area di La Reale ed una all’area di Cala d’Oliva. Le stagioni consigliate sono la primavera e l’autunno.
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