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La pesca industriale sta portando all’estinzione di moltissime specie marine, in particolare squali e razze. La denuncia contenuta in un nuovo studio.
Un terzo dei pesci cartilaginei (Chondrichthyes), classe che comprende anche squali, razze e chimere, rischia l’estinzione a causa dell’eccessiva pesca. È quanto ha scoperto una squadra di ricercatori guidata da Nicholas K. Dulvy che il 6 settembre ha pubblicato un report sulla rivista Current biology dal titolo “La sovrapesca sta portando un terzo degli squali e delle razze verso l’estinzione globale”.
I ricercatori hanno individuato 1.199 specie totali di Condritti, detti anche pesci cartilaginei, e hanno scoperto che 391 di loro (il 32,6 per cento) sono da considerarsi minacciate, con 180 specie (il 15 per cento) classificate come vulnerabili (Vu) nella scala dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre. 121 (il 10,1 per cento) sono considerate in pericolo (En) e 90 (il 7,5 per cento) sono in pericolo critico (Cr).
In particolare, hanno scoperto che le razze sono più minacciate di quanto si pensasse, con il 36 per cento delle specie a rischio. Per gli squali questa percentuale si ferma al 31,2 per cento e per le chimere al 7,7 per cento.
Queste valutazioni risultano essere ancora più allarmanti quando vengono paragonate ai risultati dei rilevamenti del 2014, anno del primo censimento. Sette anni fa erano 181 le specie minacciate di estinzione (il 24 per cento di un totale di 1.041). In meno di un decennio quindi, il numero è più che raddoppiato.
La maggior parte delle specie, il 99,6 per cento, è minacciata dalla sovrapesca, quella che in inglese viene definita overfishing. Squali e razze (così come moltissime altre specie marine che non appartengono alla classe dei Condritti) non vengono necessariamente cacciati come fonte di cibo, ma sono vittime del bycatch, ossia delle catture accidentali: rimangono intrappolate all’interno delle reti da pesca destinate ad altri animali.
L’overfishing è la minaccia principale per tutte le 391 specie a rischio e la sola minaccia per due terzi del totale, il 67,3 per cento. Tre specie, tra l’altro, sono classificate come in “pericolo critico” (Cr), ma si teme possano essere addirittura già estinte perché non vengono avvistate da decenni. Se così fosse, si tratterebbe delle prime specie marine estinte a causa della pesca.
Lo stesso Dulvy, alla fine di gennaio di quest’anno, aveva condotto uno studio, poi pubblicato sulla rivista Nature, che dimostra come la popolazione mondiale di razze e squali sia diminuita del 70 per cento tra il 1970 e e il 2018, proprio a causa della pesca industriale.
Il resto delle specie invece è minacciato da altri fattori, comunque legati all’attività umana e allo sfruttamento delle risorse naturali. Nello specifico, gli studiosi citano la perdita e il degrado degli habitat (31,2 per cento), i cambiamenti climatici (10,2 per cento) e l’inquinamento (6,9 per cento).
È essenziale agire ora per evitare l’estinzione di altre specie e proteggere la sicurezza alimentare e le funzioni ecosistemiche fornite da questi iconici predatori.
Per questo motivo, nel report si sottolinea l’importanza di limitare la pesca, di tutelare attivamente le aree marine protette e di sviluppare nuove strategie che possano ridurre o limitare la mortalità di queste creature.
Queste specie popolano i mari da 420 milioni di anni e da allora dominano gli ecosistemi nei quali vivono. Sono sopravvissute ad almeno cinque estinzioni di massa e ora rischiano di non sopravvivere alla sesta a causa del nostro sistema alimentare.
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